Non è stato l'esordio sognato da Carlo Ancelotti. Una fatica tremenda per il Brasile, fermato sull'1-1 dal Marocco con gol nel primo tempo di Saibari (21') e Vinicius (31'). Una sofferenza, dalla quale il CT italiano è uscito cambiando moltissimo la squadra in corsa, cercando di sfruttare la sua esperienza. Il Brasile sapeva che sarebbe stata la partita più difficile del girone, forse non immaginava che lo fosse fino a questo punto. E il Marocco ha messo in mostra, tra le varie novità, anche un diciottenne che in mezzo al campo non teme nessuno. Si chiama Ayyoub Bouaddi, gioca nel Lille e i tre playmaker che si sono alternati tra i verdeoro lo stanno ancora cercando.
C'è poco da fare: il Marocco è una squadra forte. Anche meglio di quella che ha raggiunto la semifinale quattro anni fa. Lo ha dimostrato con un primo quarto d'ora basato sulla furia agonistica ma anche sulla grande qualità delle giocate. Grande attenzione da parte di tutti, grande coraggio nelle scelte. Un calcio moderno, organizzato, stile Champions League. Molte le incongruenze nella disposizione iniziale del Brasile. Malissimo la catena di destra, con molti errori sia dell'ex romanista Ibanez sia dell'ex milanista Paquetà. Dalla parte opposta, troppo spesso Raphinha e Vinicius sono andati a calpestare le stesse zolle, con l'asso del Real Madrid innescato seriamente un paio di volte. Igor Thiago, centravanti da combattimento in Premier League, si è fatto tradire dall'emozione. Meritatissimo il vantaggio del Marocco, dormita collettiva della difesa brasiliana e delizioso pallonetto di Saibari su un'uscita poco urbana di Alisson.
Poi a un certo punto si è sentita una voce: "Sono Vinicius, scusate ma ci sono anch'io". Si arrivava da mezz'ora di nefandezze, di passaggi sbagliati, di contrasti persi. Al cooling break, Ancelotti per disperazione aveva spostato Raphinha a destra e Paquetà a sinistra, non che cambiasse molto ma almeno un'aggiustatina. E allora una mezza palla vagante è arrivata sul destro di Vinicius. Sterzata micidiale, siluro sotto l'incrocio. Un gol da campionato del mondo. Una prodezza individuale che non ha cambiato il senso della partita. Le trame migliori sono rimaste quelle dei marocchini, la fase difensiva pure. Al Brasile restavano le giocate individuali, compresa la prima cosa giusta messa in atto da Paquetà in pieno recupero, una girata con relativa risposta del portiere marocchino.
Nell'intervallo, Ancelotti è stato costretto dalla contingenza a risistemare la squadra. Al di là delle difficoltà fisiche e delle incongruenze tattiche, Ibanez e Casemiro erano gravati da un cartellino giallo e costantemente esposti a un bis. Fuori entrambi, sostituiti rispettivamente da Danilo e Fabinho. La partita si è un po' riequilibrata, anche perché le energie spese dal Marocco sono state moltissime nella prima ora di gioco. Però il Brasile ha continuato a vivere sugli spunti di Vinicius e Raphinha, ma senza la collaborazione fattiva di Igor Thiago, inevitabilmente sostituito (da Matheus Cunha).
Ultimo quarto di gara giocato finalmente con la testa dal Brasile, con la pancia e con i muscoli da un Marocco appesantito dall'acido lattico nella prima ora forsennata. Ma a questo punto la voglia di rischiare era pochina da una parte e dall'altra. C'è stato il tempo per vedere una bella combinazione tra Vinicius e Raphinha, con tiro strozzato di quest'ultimo. Qualche ulteriore sprazzo di Marocco senza minacce evidenti per Alisson (a parte una doppia parata al 9' di recupero), poi è subentrata la consapevolezza che in fondo andava bene così all'una e all'altra.