Manovre rossonere

Milan, Ruben Amorim è il tecnico prescelto: come cambiano i rossoneri con il portoghese

L'allenatore ex Manchester United è a un passo dalla panchina dopo una accelerata nelle trattative

di Umberto Porreca

Il Milan ha scelto Ruben Amorim come nuovo allenatore. Nelle ultime ore la trattativa tra i rossoneri e il portoghese ha preso il volo e sembra in dirittura d'arrivo. Si tratta sulla base di una intesa triennale, da comprendere se strutturata come tre anni secchi o due più opzione sul terzo. Lo stipendio proposto all'ex Sporting è di circa 4 milioni di euro l'anno. Un accordo che indica come il club abbia intenzione di puntare su un gioco moderno e molto elettrico. L'allenatore ha accettato tutte le condizioni poste dalla dirigenza rossonera, non è spaventato dalla mancata qualificazione in Champions.  L'intenzione di Amorim, dopo la deludente esperienza sulla sponda Red Devils di Manchester, era quella di prendersi un anno sabbatico, salvo se non gli fosse giunta una proposta interessante e stimolante. Detto, fatto, evidentemente: il barcollante Milan degli ultimi mesi è ritenuto tale dall'ex Sporting Lisbona, che vede una grande possibilità di rilancio sua e del club rossonero. Per chiudere l'affare, ora, manca solo il definitivo si di Gerry Cardinale.

L'arrivo di Amorim, per sostenere il suo gioco fatto di pressing, fisicità, dominio delle fasce e possesso palla che i rossoneri cambino molto profondamente la propria rosa. Nell'ascesa dell'ex United, all'epoca dello Sporting Lisbona, ci sono chiari segnali di chi potrebbe trovare spazio e di chi giocoforza potrebbe essere messo alla porta. l portoghese nella sua carriera è sempre partito da sistemi difensivi a tre, basandosi principalmente sul 3-4-3 e sulle conseguenti variazioni sul tema, compreso il 3-5-2. Uno schieramento quindi sulla carta, ma solo su quella, simile a quello di Max Allegri. I due, però, sono per stile di gioco quanto di più diverso si possa immaginare. Se Allegri puntava su un calcio demineralizzato, essenziale, con la prudenza e il costante tentativo di anestetizzare la partita, Amorim va nella direzione opposta. Tuttavia, ciò che lo ha sempre caratterizzato è anche il riuscire a rimanere equilibrato pur giocando volto all'attacco. Una vera rivoluzione, quindi, quella all'orizzonte, diamentralmente diversa da tutte le ultime prese dal club. Funzionerà? Dipenderà dal mercato, dal primo impatto e soprattutto dal supporto che verrà fornito all'allenatore a livello mediatico e tecnico.

Chi viene, chi va -

 Prendendo in considerazione l'attuale rosa rossonera e le rose storicamente gestite da Amorim, appare subito chiaro che alcuni giocatori sono adatti a lui, altri molto meno. La certezza, tra i pali, è Mike Maignan. L'allenatore scelto dal Milan si basa molto sul gioco da dietro, rapido e preciso, e in questo "Magic Mike" è probabilmente uno dei migliori al mondo. Ovviamente, lo è anche tra i pali: è semplicemente intoccabile, oltre ad aver rinnovato da poco. Il terzetto difensivo, prendendo in considerazione quello che Amorim usava a Lisbona cioè Coates-Feddal-Inacio, appare perlomeno da sistemare a fondo: se Strahinja Pavlović è il perfetto adiacente di Coates, Gabbia e Tomori appaiono più difficilmente adattabili, uno per una questione di aggressività e uno per una questione tecnica. La linea deve essere dura, fisica e capace di costruire e in questo senso Koni De Winter potrebbe risultare utile in tal senso. Tuttavia, intervenire sul reparto sarà fondamentale.

 

Centrocampo -

 La questione qui si fa complessa: sugli esterni Amorim aveva a disposizione Nuno Mendes e Pedro Porro. Alexis Saelemaekers sarà utilizzabile, e anche fisicamente è simile, allo spagnolo. Dall'altra parte, però, c'è un grosso no: pur non prendendo in considerazione l'attuale Nuno Mendes alias il più forte terzino del mondo ma quello di cinque anni fa, sia Bartesaghi che Estupiñán sono giocatori diversissimi da lui come caratteristiche. Servirà portare al portoghese almeno due esterni a sinistra, magari sfruttando Bartesaghi come braccetto a tre, che un backup di Saelemaekers a destra. In mezzo dominavano fisicamente João PalhinhaJoão Mário, l'ex Inter. Rabiot, se decidesse di restare, sarebbe lo scudiero perfetto di Amorim. La posizione di Luka Modrić, invece, appare in bilico: non per volontà del club, va detto, ma perché il croato sta ancora decidendo sul proprio futuro e al momento ha la testa dedicata esclusivamente al Mondiale con la Croazia. Restasse, ovviamente, sarebbe eccellente per garantire qualità enorme ed esperienza a centrocampo. Tuttavia, si parla sempre di un giocatore di 41 anni, che necessità quindi di un sostituto pronto alle proprie spalle. Il Milan, per fortuna, lo ha: è Ardon Jashari. Lo svizzero è reduce da una stagione molto difficile, partita malissimo con l'infortunio al perone, poi proseguita con qualche ottima partita, tanta panchina e tanti subentri. Le caratteristiche, però, sono coerenti: è fisico, pur non essendo un corazziere, è tecnico rapido e aggressivo. Funzionerà. Il resto dei centrocampisti, di contro, c'entra poco con le caratteristiche tipiche dei giocatori del tecnico: Fofana, pur essendo un mediano, è discontinuo all'interno del match alternando qualità nell'ultimo passaggio ed errori banali in finalizzazione, oltre che qualche disattenzione tattica che difficilmente Amorim perdona. Loftus-Cheek, invece, appare al momento distante dal Milan. Infine, Samuele Ricci potrà trarre giovamento dall'arrivo di Amorim perchè il tecnico esalta i giocatori universali come lui, che sanno fare tutto bene ed hanno gamba.

L'attacco -

 Rafael Leão continua a dire di volersene andare, e per lui potrebbe essere un peccato perdersi l'arrivo del connazionale che è solito esaltare tutti i suoi offensivi. Christian Pulisic, rimasto scottato dalle critiche negli ultimi mesi dovute agli zero gol nel 2026 in rossonero, è un uomo-tipo per il gioco che sarà: sa fare tutto, sa fare tutto bene e non ha problemi in abnegazione e sacrificio, caratteristiche vitali per il portoghese che in quella posizione dietro la punta a gravitare utilizzava Pedro Goncalves con enorme successo. Stesso discorso per Nkunku, che ha qualità ma ha bisogno di spazio e fiducia. La punta, invece, è il discorso delicato per eccellenza: Füllkrug è andato via, Santi Gimenez è stato messo alla porta dalla vecchia dirigenza e non ha mai trovato il filo di Arianna per legare con l'ambiente rossonero. Una punta centrale, ma anche due, sono indispensabili. Ecco, avere un Viktor Gyokeres come allo Sporting potrebbe fare molto comodo ad Amorim, ma si parla chiaramente di fantascienza e si farà di necessità virtù perché 100 milioni su un singolo giocatore non saranno spesi. Il centravanti, però, è diventato una questione di vita o di morte, di rimanere nel limbo o di ricollegare la presa e dare uno shock a un ambiente in subbuglio, disilluso e arrabbiato. Ad Amorim il compito, non semplice, di riavviare l'ingolfatissimo motore della macchina rossonera.