
Ancelotti e Montella, vita dura in Nord America
Critiche feroci per Carletto (ma anche molte attenuanti), accuse per l'altro ct italiano: "Succube di Calhanoglu, non comanda la squadra"

Una volta in Italia si diceva che il mestiere più complicato del mondo è essere il commissario tecnico in un Paese popolato da sessanta milioni di commissari tecnici. Carlo Ancelotti è riuscito nell'impresa di trovare un impiego ancora più difficile: nel Paese in cui lavora, i commissari tecnici sono circa duecentoquindici milioni, con l'aggravante che quasi tutti si ritengono calciatori o ex calciatori. Così è bastato un esordio per metà bruttino e per metà normale contro il Marocco (signora squadra e signor collettivo) per scatenare dubbi e polemiche sulla scelta di affidarsi a un CT italiano.
Certo, qualche errore è stato commesso, altrimenti non si spiegherebbe quella prima mezz'ora da incubo vissuta dalla squadra verdeoro. Ma è anche vero che da vecchio volpone del grande calcio, Carletto ha poi corretto il tiro e sostanzialmente rimesso in piedi la baracca. Per avere una percezione migliore del sentimento popolare nei confronti del nostro connazionale, nulla è più utile che andare direttamente alla fonte. Ci siamo così rivolti a Paulo Vinicius Coelho, il numero uno degli opinionisti calcistici brasiliani, colonna del network multimediale Globoesporte. Coelho è tra quelli che non hanno perso un grammo della loro fiducia: "Il Brasile è un Paese strano. Assumiamo un commissario tecnico italiano e pretendiamo che giochi tutte le partite alla maniera brasiliana. Ci siamo accorti che la squadra ha delle imperfezioni, ma come potrebbe essere altrimenti se Ancelotti l'ha presa in carico da un anno appena e ha visto pochissimo i suoi giocatori di persona? Una partita non può fornire giudizi definitivi".
Coelho, conosciuto anche come PVC (le sue iniziali) oltre a essere un analista attento è anche un appassionato di statistiche: "Nel 2006, il Brasile vinse le tre partite del girone e poi non arrivò alla finale, mentre l'Italia nel suo girone pareggiò contro gli Stati Uniti e poi vinse il titolo. Nella storia dei Mondiali, solamente tre squadre hanno alzato la Coppa partendo con tre vittorie nel girone: il Brasile nel 1970 e nel 2002, la Francia nel 1998. Dobbiamo ricordarci anche di questo, l’importante è arrivare bene alla fine, non all'inizio".
Vincenzo Montella partiva da una posizione meno esposta rispetto ad Ancelotti. La Turchia non è il Brasile, non ha in bacheca cinque titoli mondiali. Ma nell'ultimo quarto di secolo ha abituato la sua gente a ottimi risultati nelle grandi manifestazioni. La sconfitta per 0-2 contro l'Australia nella partita d'esordo ha scatenato un uragano che rischia di travolgere tutto. Anche qui ci facciamo guidare da una voce autorevole, quella del giornalista Galip Ercan, grande conoscitore del calcio del suo Paese: "L'obiettivo principale delle critiche è Montella, senza dubbio. La stampa sportiva è sicura che non abbia preparato la squadra nel modo giusto. E poi c'è qualcosa di poco chiaro. Tre giocatori non erano al cento per cento perché reduci da infortuni: Calhanoglu, Arda Guler e Yildiz. Hanno giocato tutti, Calha addirittura la partita intera. Guler nel Real Madrid gioca da centrocampista offensivo, Montella l'ha messo mezzala destra, praticamente annullandolo. La percezione in Turchia è che Montella conti poco nelle scelte, che sia proprio Calhanoglu a comandare, sia in fase di convocazione sia al momento di scegliere la formazione".
Dopo la sconfitta con l'Australia, il presidente della Federazione turca İbrahim Hacıosmanoğlu si è affrettato a contattare l'eterno Fatih Terim per preparare una possibile sostituzione. Montella per provare a salvarsi dovrà passare il turno classificandosi tra le prime due del girone, anche un eventuale ripescaggio tra le migliori terze non sarebbe sufficiente. Ma non è escluso che ci sia ancora la Turchia nel suo futuro. Il Fenerbahce ha appena eletto il suo presidente e non ha ancora un allenatore, quella panchina potrebbe essere sua. Nonostante tutto.