A Philadelphia c'è una superstizione che i tifosi delle nazionali dei Mondiali farebbero bene a non ignorare: non vestire Rocky Balboa con la maglia della vostra squadra. La Pennsylvania, tra ironia e scaramanzia, ha lanciato un avvertimento ufficiale ai team impegnati nelle partite della Coppa del Mondo 2026: attenzione alla "maledizione della statua di Rocky". Il curioso mito ruota attorno alla celebre statua del pugile cinematografico davanti al Philadelphia Museum of Art, diventata negli anni una sorta di talismano… al contrario.
Secondo la leggenda, ogni squadra che prova a "reclutare" Rocky facendogli indossare la propria maglia finisce poi per perdere. L'ultimo caso sarebbe quello dell'Ecuador. Prima della sfida mondiale contro la Costa d'Avorio, alcuni tifosi della nazionale sudamericana hanno scalato i famosi gradini del museo e vestito la statua con la maglia gialla della Selección. Risultato? Sconfitta per 1-0 all'esordio. La superstizione, però, non nasce oggi.
Negli Stati Uniti molti tifosi della Nfl ricordano bene precedenti poco incoraggianti: i Minnesota Vikings nel 2018, i New England Patriots nello stesso anno del Super Bowl e i San Francisco 49ers nel 2023 avevano tutti "personalizzato" Rocky con i colori del proprio club, salvo poi uscire sconfitti in partite decisive. Con altri cinque match del Mondiale in programma a Philadelphia, l'ente turistico Visit Pennsylvania ha deciso di giocare d'anticipo, pubblicando un messaggio rivolto alle nazionali in arrivo — tra cui Brasile, Francia, Croazia e Ghana.
"Vi diamo il benvenuto e vi auguriamo il meglio per le vostre partite a Philadelphia", si legge nel post Instagram. "Ma da buoni padroni di casa vogliamo segnalarvi un fenomeno ben documentato: la maledizione della statua di Rocky". Il messaggio si chiude con una raccomandazione tanto scherzosa quanto esplicita: "Philadelphia non vede l'ora di accogliervi. Però Rocky davvero non ha bisogno della vostra maglia". Un avviso che il Brasile, atteso venerdì 19 (sabato 20 alle 2.30 italiane) contro Haiti, potrebbe voler prendere sul serio. Anche perché, in tempi di Mondiale, tra tattica e talento un pizzico di superstizione non guasta mai.