Il dramma dei furti d'auto in provincia di Foggia smette di essere una piaga esclusivamente legata alla criminalità e alla sicurezza pubblica per trasformarsi in una vera e propria emergenza ecologica. L'ultimo preoccupante episodio è stato registrato nelle campagne della Capitanata, nei pressi del torrente Carapelle, dove gli ispettori ambientali della Civilis hanno rinvenuto ben tredici carcasse di veicoli recentemente rubati, cannibalizzati e abbandonati in mezzo alla natura.
Rischio ambientale
Il modus operandi delle bande specializzate ricalca una prassi ormai consolidata: le vetture – tra cui spicca, per triste primato di vendite e di pezzi di ricambio facilmente piazzabili sul mercato nero, la Fiat Panda – vengono sottratte ai legittimi proprietari, condotte in aree isolate e ridotte all'osso in poche ore per estrarne la componentistica utile, per poi dare fuoco ai resti o lasciarli marcire nei campi. L'abbandono sistematico di questi scheletri metallici rappresenti una bomba a orologeria per il territorio.
Servono interventi
I rischi chimici e geologici legati alle vetture abbandonate a lungo termine sono infatti devastanti. All'interno delle automobili sono presenti ingenti quantitativi di sostanze altamente tossiche e persistenti: residui di olio motore, carburante, liquido dei freni, fluidi refrigeranti dell'impianto di climatizzazione e metalli pesanti derivanti dal deterioramento delle vernici e delle componenti meccaniche rimaste esposte alle intemperie. Le ripercussioni sono catastrofiche per la catena alimentare e le colture.
Curiosità
Il cimitero delle auto rubate di Foggia
Ritrovate tredici carcasse di vetture bruciate nella provincia pugliese
© Foto da web
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