In Colorado

Pikes Peak, Faggioli sfiora l'impresa: terzo assoluto nella corsa verso le nuvole

Il campione toscano, alla guida della NP01 ATM Bardahl, aveva dominato le prove, ma un guasto alla power unit nella salita finale non gli ha permesso di ripetere il successo ottenuto nel 2025 alla "Race to the Clouds". 

di Massimiliano Cocchi

La leggenda della Pikes Peak resta intatta, così come il talento di Simone Faggioli. Il pluricampione fiorentino si è presentato alla 104ª edizione della Pikes Peak International Hill Climb con tutte le credenziali per ripetere lo storico successo conquistato nel 2025, quando era diventato il primo italiano di sempre a trionfare sulla celebre montagna del Colorado. Dopo una settimana da assoluto protagonista, culminata con la conquista della pole position e prestazioni costanti ai vertici della classifica, le aspettative erano altissime.

La gara, però, ha raccontato una storia diversa. Faggioli e la sua Nova Proto NP01 ATM Bardahl hanno dovuto fare i conti non soltanto con avversari di livello internazionale e con la presenza di case ufficiali, ma anche con la sfortuna. Un problema tecnico alla power unit, sul quale il team sta ancora effettuando verifiche, ha compromesso la rincorsa alla vittoria.

Nonostante l'inconveniente, il bilancio resta comunque positivo: Faggioli ha chiuso al terzo posto assoluto e al secondo nella categoria Unlimited, fermando il cronometro sull'8'32"997. Un risultato di prestigio che lascia però inevitabilmente spazio a qualche rimpianto, considerando il potenziale mostrato fin dai primi giorni di prove. La sensazione condivisa da squadra e pilota è che, senza il guasto, il finale avrebbe potuto essere molto diverso.

"La montagna" ha ancora una volta confermato tutta la sua imprevedibilità. La Pikes Peak International Hill Climb, conosciuta anche come "Race to the Clouds", è una delle competizioni più affascinanti e difficili del motorsport mondiale. Il tracciato si sviluppa lungo quasi 20 chilometri di ascesa, con 156 curve e tornanti che conducono dai 2.862 metri della partenza ai 4.300 metri del traguardo. Un percorso estremo, caratterizzato da un dislivello di 1.439 metri e da condizioni atmosferiche che mettono a dura prova sia i piloti sia le vetture.

A conquistare il successo è stato il francese Romain Dumas al volante della Ford Mustang Mach-E, autore del miglior tempo assoluto in 8'18"202. Un risultato che gli ha consentito di riscattare la sconfitta subita proprio da Faggioli nell'edizione precedente.

Per l'appuntamento del 2026, il pilota toscano disponeva di una Nova Proto profondamente evoluta rispetto a quella vincente dello scorso anno. L'aggiornamento più significativo riguardava il nuovo motore V6 biturbo sviluppato da ATM Motori, capace di impressionare fin dalle prime sessioni grazie a prestazioni di altissimo livello e a un potenziale che sembrava poter fare la differenza nella lotta per il successo.

Il team si è presentato al via con tre vetture. Oltre a Faggioli, ottima prestazione anche per Diego De Gasperi, che alla sua seconda partecipazione alla Pikes Peak ha conquistato il quarto posto assoluto e il terzo nella categoria Unlimited, immediatamente alle spalle del compagno di squadra. Più sfortunata invece la trasferta di Franco Caruso: all'esordio sulla montagna del Colorado, il pilota italiano è stato costretto al ritiro dopo un incidente avvenuto nei primi chilometri di gara. Fortunatamente, senza conseguenze fisiche.

Se il risultato finale non ha premiato fino in fondo il lavoro svolto durante tutta la settimana, la prestazione di Simone Faggioli conferma ancora una volta il suo straordinario valore. La vittoria è sfumata, ma la consapevolezza di poter lottare per il gradino più alto del podio resta intatta. E il campione toscano ha già fatto sapere di essere pronto a tornare in Colorado per una nuova sfida alla montagna più famosa del motorsport mondiale.