In principio fu Cuauhtémoc, ultimo imperatore azteco simbolo della lotta delle popolazioni indigene contro i colonizzatori spagnoli. Poi venne Benito Juárez che sconfisse i francesi. Per ultimo Pancho Villa, eroe della rivoluzione negli anni Dieci del Novecento che si concluse con la stesura della Costituzione. Oggi il simbolo del Messico è un uomo riccioluto di quasi 41 anni che di mestiere fa il portiere della Nazionale.
Questa notte Guillermo "Memo" Ochoa è pronto a giocare quella la sua partita numero 154, l'ultima con il Tricolor. A Città del Messico, davanti al suo pubblico.
Il sesto Mondiale di Memo -
Convocato sia per Germania 2006 sia per Sudafrica 2010, in quelle edizioni Ochoa non indossa mai i guantoni. All'epoca gioca all'América, squadra di Città del Messico, e la delusione per essere stato relegato in panchina lo spinge a tentare fortuna in Europa. Dal 2012 al 2014 difende i pali dell'Ajaccio e, nonostante la retrocessione al termine della stagione 2013-14, viene convocato per il Mondiale brasiliano, conquistando anche la titolarità. Il debutto è contro il Camerun, vittoria per 1-0 il 13 giugno 2014. Tuttavia, è quattro giorni più tardi che Ochoa e i suoi riccioli iniziano a farsi conoscere in tutto il mondo. A Fortaleza ferma il Brasile sullo 0-0 con alcuni interventi che lo proiettano nella leggenda. Prima di lui ci era entrato anche Antonio Carbajal, suo predecessore tra i pali del Messico dal 1950 al 1966, che diventò il primo a disputare cinque Mondiali.
"È stata la partita che mi ha cambiato la vita, un punto di svolta nella mia carriera", ha detto in un'intervista alla Fifa a proposito della sfida contro i verdeoro. Nonostante ciò, nessun top club si muove per acquistarlo e così il suo viaggio in Europa prosegue tra Malaga, Granada e Liegi. Il nome di Memo sparisce dalle prime pagine dei giornali e sembra che spunti solo ai Mondiali. Nel 2018, in Russia, le sue manone fermano la Germania campione in carica, il Messico vince 1-0 e Ochoa torna sotto le luci della ribalta.
Nel 2019 rientra in patria, all'América, fino a quando la Salernitana lo riporta nel Vecchio Continente. Quando? Nel 2022, subito dopo il Mondiale in Qatar. L'istantanea del torneo in Asia è il rigore parato a Robert Lewandowski nella prima partita del girone, che consente al Tricolor di portare a casa un punto (0-0 finale). Oggi gioca a Cipro, nell'Ael Limassol, mentre il suo posto tra i pali della porta messicana è stato preso da Raúl Rangel, che ha 15 anni in meno.
Con il Messico già qualificato ai sedicesimi e certo del primo posto nel girone, sembra scontato che contro la Repubblica Ceca ci sarà il pasillo de honor per Memo.
La richiesta dei compagni di squadra -
La decisione finale spetterà comunque al commissario tecnico Javier Aguirre, ma le parole dei compagni di squadra avranno senz'altro un peso nella scelta dell'estremo difensore. "Ochoa è una leggenda e una persona stupenda - ha detto la punta Alexis Vega - e se Aguirre lo farà giocare saremmo tutti felici". Sulla stessa lunghezza d'onda la riflessione del centrocampista Orbelin Pineda: "Sappiamo che è una persona fantastica, un grande giocatore, conosciamo l’importanza che ha per tutto il Messico, come si batte in campo. Se toccherà a Memo, siamo sicuri che farà bene".