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Demolita la biglietteria Sud di San Siro, è il primo passo verso il nuovo stadio

Recintato anche il parco dei Capitani per un'attività di bonifica. Tutti i lavori "sono in regola", fanno sapere le squadre, ma i Comitati protestano: “Un segnale di debolezza”

Mentre il futuro dello stadio Giuseppe Meazza si decide nelle aule di tribunale, intorno all'impianto di San Siro sono ufficialmente entrati in azione i primi mezzi meccanici. Chi abita in zona ha notato recinzioni, scavi e una ruspa che ha completamente raso al suolo la storica biglietteria Sud, arretrando contestualmente uno dei gate di ingresso allo stadio. Si tratta dei primi interventi propedeutici alla costruzione del nuovo impianto di Inter e Milan (e simbolicamente del primo passo verso l'addio al vecchio San Siro), i cui cantieri principali dovrebbero partire tra il 2026 e il 2027 per concludersi nel 2031. Tuttavia, l'avvio delle demolizioni ha scatenato un'accesa polemica politica e ambientale.

La protesta -

 A sollevare il caso è stato il consigliere comunale del Gruppo Misto, Enrico Fedrighini, che ha denunciato l'assenza di cartelli di cantiere visibili: "Nessun avviso né cartello autorizzativo, nessun nome di impresa responsabile dei lavori. Tutto avviene all’aria aperta, mentre a pochi metri di distanza una marea di giovani era assiepata per il concerto di Tedua, inalando le polveri prodotte dalla frantumazione degli inerti."

Al coro di critiche si è unito anche Alessandro Giungi (Pd), che ha contestato la mancanza di trasparenza nei confronti del Consiglio comunale, ironizzando sul passaggio di proprietà dell'area dal Comune ai club: "Sembra evidente che a San Siro, assieme allo stadio, si sia trasferita anche la territorialità: resta solo da chiedersi se agli Usa o alle Isole Cayman".

Di parere opposto le due società calcistiche, le quali replicano che tutti i lavori sono perfettamente in regola. I club hanno fatto sapere che la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) è stata regolarmente depositata in Comune il 27 marzo scorso e che le opere avvengono all'interno di un'area ormai privata, con la biglietteria Sud che verrà temporaneamente sostituita da una struttura provvisoria.

Il giallo del Parco dei Capitani -

 Parallelamente alla demolizione, l'intera area del Parco dei Capitani (la zona verde tra via Tesio e lo stadio, dove fino al 1985 sorgeva il Palasport) è stata transennata e chiusa al pubblico. I cartelli affissi recitano: "Area chiusa al pubblico per motivi di sicurezza e precauzionali in attesa delle attività di bonifica". Un blocco che ha svelato un vero e proprio "giallo" ambientale: le carte del Comune risalenti a diversi anni fa dichiaravano infatti l'area ecologicamente a norma, ma recenti indagini diagnostiche commissionate da Inter e Milan hanno invece rilevato la presenza di sostanze contaminanti oltre i limiti di legge. Secondo gli addetti ai lavori non si tratterebbe di agenti altamente tossici o pericolosi per la salute immediata, ma di materiali non conformi che richiedono per legge una bonifica. Al momento non esiste una data per la riapertura del parco, che per il Comune rappresentava un'area strategica come rifugio urbano contro le ondate di calore.

Si attende il verdetto del Tar -

 Tutto questo "antipasto" di lavori avviene mentre si attende una svolta decisiva sul piano legale. Il Tar della Lombardia ha infatti esaminato in un'unica udienza ben cinque ricorsi presentati da comitati di cittadini e associazioni (rappresentati dall'avvocata Veronica Dini) contrari all'abbattimento del Meazza e alla vendita dello stadio e delle aree circostanti.

Il Comune e i club hanno chiesto il respingimento dei ricorsi, ritenendoli inammissibili o infondati. I giudici amministrativi si pronunceranno entro 60 giorni: una decisione cruciale che determinerà se il cronoprogramma dei club (che prevede la presentazione della nuova facciata in autunno) potrà proseguire senza intoppi o se subirà una brusca battuta d'arresto davanti al Consiglio di Stato.