
Blocco basso, ricerca della verticalità e costruzione a tre: il Mondiale ai raggi X
La competizione a 48 squadre ci permettere di valutare i vari stili di gioco con alcune costanti

Un tempo era il Mondiale a permettere al calcio internazionale di fare il punto sulle caratteristiche tattiche e l'organizzazione di gioco. Ora sono le competizioni nazionali o i grandi tornei come la Champions League. Non c'è più solo un evento planetario a essere trasmesso in mondovisione, ma mille opportunità quotidiane per conoscere come si muovono anche le squadre della seconda divisione svedese. La scelta di portare a 48 le nazioni partecipanti, poi, ha tolto pathos e motivazioni ad almeno metà delle partite di questa edizione, ma ha anche regalato la possibilità di valutare la crescita di selezioni che la globalizzazione ha reso interessanti del punto di vista tattico. Ci sono poi delle costanti che ci permettono di analizzare dei dati comuni.
Il blocco basso - Innanzitutto chiariamo che non è il male assoluto ma l'atteggiamento più logico che una squadra legata a federazioni del terzo mondo calcistico deve portare avanti per non rischiare delle goleade umilianti. C'è chi è andato oltre, tipo Capo Verde, capace di fermare Spagna e Uruguay. Il ct Bubista ha scelto un 4-5-1 ben organizzato che bloccato la parte centrale del campo costringendo gli avversari ad allargare il gioco: la capacità di scalare con rapidità ha però impedito rapide combinazioni anche sugli esterni. Se con la squadra di de la Fuente si erano limitati ad aspettare, con quella di Bielsa hanno provato a ripartire sfruttando la velocità sulle fasce (un classico di questo Mondiale su cui torneremo). Altro caso interessante è quello del Ghana. Contro l'Inghilterra, Queiroz ha scelto un 4-1-4-1 dove il primo "1" è Partey, chiamato a chiudere Harry Kane quando arretrava per legare il gioco e regalare i suoi proverbiali filtranti. Efficace, poi, anche il blocco medio di chi non ha voluto chiudersi nella propria trequarti come la Repubblica Democratica del Congo e l'Iraq, anche se con sistemi diversi: 5-3-2 per gli africani e 4-3-3 per gli asiatici.
La verticalità (soprattutto sugli esterni) - La ricerca della profondità è un grande classico di questi mondiali. Soprattutto sulle corsie esterne. C'è chi lo fa con giocate più codificate, vedi gli Stati Uniti di Pochettino, capaci di attirare gli avversari verso la propria porta per preparare l'imbucata di chi si inserisce in velocità, servito anche con lanci medi o lunghi, e approfittando della capacità di attaccare gli spazi di interpreti come McKennie. Da seguire con attenzione anche il Giappone, che sa utilizzare il pressing altrui per poi sfruttare le zone libere con movimenti sincronizzati a liberare e occupare le parti del campo prive di avversari. Poi c'è il Marocco. Oltre alla capacità di muoversi verso la palla per attrarre gli avversari e imbucarli con inserimenti da dietro sugli esterni (in questo Hakimi è un maestro), sa gestire i momenti della partita, capisce quando rifiatare sfruttando la tecnica associativa dei suoi giocatori di maggior classe. Nella ricerca del gioco verticale ha lasciato una buona impressione l'Australia, soprattutto nella gara con la Turchia, e la Nuova Zelanda, con i lanci lunghi del portiere raccolti da Wood, abilissimo nel controllare la palla e cercare combinazioni ravvicinate con i tre trequartisti vicini a lui. Atteggiamenti diversi con un sistema simile sono quelli di Panama e Giordania. Quello di Christiansen è un 3-4-3 con ricerca di combinazioni per catene per risalire il campo e sfruttamento del terzo uomo (come il 4-3-3 dell'Algeria), mentre la nazionale di Sellami sfrutta di più le transizioni appena recupera palla. Ha impressionato positivamente, nonostante i sette gol presi dalla Germania, la selezione di Curaçao. Atteggiamento offensivo, secondo i dettami del ct Advocaat che è anche l'unico, in questi mondiali, a utilizzare il 4-3-1-2 con il trequartista Chong, che è anche il fulcro della squadra. Buona anche l'organizzazione offensiva di Haiti che, nella partita contro il Marocco, ha scelto un 4-4-2 con movimenti coordinati sugli esterni. La fase difensiva ha però rovinato tutto, un po' come è successo alla Corea del Sud, troppo slegata tra i reparti. Un peccato visto la qualità degli interpreti e la capacità di sfruttare i cambi di gioco in velocità. Anche nel caso del Canada la pochezza del settore arretrato ha inficiato le buone prestazioni in fase offensiva. Il 4-4-2 di Marsch, con il David juventino chiamato a muoversi intorno all'altra punta Larin, prevede una massiccia presenza nell'area di rigore avversaria e uno sfruttamento costante di combinazioni ravvicinate in spazi stretti, con il continuo supporto degli esterni bassi che si accentrano nei mezzi spazi offensivi. L'utilizzo delle associazioni al limite dell'area avversaria è stata una costante anche del Senegal, che ha cercato di approfittare delle qualità tecniche dei suoi giocatori, mentre la Costa d'Avorio sfrutta di più le catene laterali, visto il livello di chi gioca in fascia. Interessantissima la Norvegia, con Sorloth che svolge il doppio ruolo di esterno destro e di supporto a Haaland, con meccanismi tipici del 4-3-3 ma adattati ai movimenti dell'attaccante dell'Atletico Madrid. Meno brillanti delle ultime uscite la Svizzera, che ha mostrato il suo calcio sono a sprazzi, e l'Austria, che ha mantenuto l'assetto stile "Red Bull" del 4-2-2-2, ha mostrato una buona dose di verticalità, ma è mancata nei suoi concetti offensivi chiave, come la ricerca della diagonalità.
Costruzione e un nuovo modello posizionale - Quasi tutte le squadre, anche quelle che difendono a quattro, usano una costruzione a tre (3+2 o 3+1). C'è una costante nel cercare di superare i blocchi bassi: mettere sempre un uomo in più rispetto a quanti difensori schierano gli avversari. E' un sistema posizionale molto meno meccanico rispetto a quello a cui siamo abituati. Si cerca di occupare tutti i canali offensivi verticali (che sono cinque: le due fasce, il centro e i mezzi spazi), ma quando si capisce che non c'è verso di trovare qualcosa di libero (né con gli uno-due al limite, né isolando un esterno di fantasia, né con il tiro da fuori), si prova a lanciare un laterale basso nelle zone manipolate da chi occupa un determinato settore. Per il resto è il solito gioco posizionale che consiste nel far spostare l'ala nel relativo half-space, con la sovrapposizione del terzino corrispondente, alzare uno dei due mediani del 4-2-3-1, per avere un uomo in più sulla trequarti, e fare arretrare la punta centrale. Le eccezioni, tra le grandi, arrivano dalla Francia, che ha un attaccante micidiale se lanciato in velocità e una serie di campioni a giostrare sulla trequarti pronti a servirlo o a inserirsi, il Brasile, con un falso nove e due esterni liberi di assecondare la loro capacità di "sentire" lo spazio e l'Argentina. I campioni in carica hanno un sistema unico al mondo: un relazionale in cui ci si sposta e ci si associa a seconda degli spostamenti di Messi e della capacità straordinaria dei suoi centrocampisti di leggere i momenti della partita.