Non è stato convocato per il Mondiale, ma questa non deve essere considerata una diminutio per un difensore che ha dimostrato in questi anni di essere altamente competitivo sia a livello di campionato portoghese sia in campo internazionale. Con i colori del suo Paese ha giocato 20 volte, le ultime due nelle amichevoli di marzo contro Messico e Stati Uniti. Le prestazioni non hanno convinto il CT Roberto Martinez, che pure lo ha tenuto sotto osservazione per tutta l'ultima fase della Primeira Liga, quando ha ritrovato un posto da titolare nel Benfica. Ha pagato una prima parte di stagione incerta, tra qualche acciacco fisico e alcune incomprensioni con José Mourinho. In stagione ha totalizzato 25 presenze, 1 gol e 1 assist in campionato, 6 presenze in Champions League. Ma ormai è tutto passato e il centrale di Viseu è pronto a mettersi a disposizione del Milan e del suo nuovo allenatore Ruben Amorim.
Nel dicembre del 2024 fu molto vicino alla Juventus. Aveva un accordo sulla parola con Cristiano Giuntoli, allora diesse bianconero, ma a un certo punto il Benfica decise di impuntarsi: "Se la Juventus lo vuole, deve pagare i cento milioni della clausola". Ora manca un anno alla scadenza del contratto, non ci sono stati segnali positivi per un possibile rinnovo ed è ovvio che il prezzo si sia ridimensionato per il pericolo di perderlo a zero euro tra dodici mesi. Dai tempi del corteggiamento bianconero, ha arricchito la sua bacheca con una Supercoppa di Portogallo e una Coppa di Lega portoghese, oltre che con una Nations League vinta però da panchinaro, zero minuti tra quarti di finale, semifinale e finale.
Ci sono delle coincidenze curiose nella biografia di Antonio Silva. La prima: è nato il 30 ottobre 2003, esattamente cinque giorni dopo l’inaugurazione del nuovo stadio Da Luz. La seconda: il 25 ottobre 2022 ha segnato il suo primo gol da professionista, proprio contro la Juventus che a distanza di due anni lo ha corteggiato in maniera così determinata. Qualche mese prima è stato il primo capitano del Benfica (sia pure giovanile) a sollevare un trofeo internazionale, la Youth League, sessant’anni dopo la maledizione di Bela Guttmann, l’allenatore che – licenziato per aver chiesto un aumento dopo aver vinto la Coppa dei Campioni – profetizzò che il club di Lisbona non avrebbe mai più vinto nulla in Europa.
Antonio Silva viene da Viseu, piccola città di 90.000 abitanti a sud-est di Porto con uno splendido centro storico di origine medievale. Il suo nome completo è interminabile: Antonio Joao Pereira de Albuquerque Tavares Silva. Ha iniziato a giocare nel Viseu United ma a tredici anni è stato prelevato dallo suo habitat e trasportato a Lisbona dal Benfica, che lo ospitava insieme a tutti gli altri ragazzi del settore giovanile nel centro tecnico di Seixal. Dai tredici ai sedici anni non fu una vita facile la sua. Si lasciò prendere da una crisi di rigetto, la nostalgia di casa lo intristiva e lo condizionava nel rendimento, al punto che i dirigenti del Benfica decisero di rimandarlo a casa dalla famiglia, pagando una psicologa per supportarlo. Tutto passa nella vita, Antonio tornò a Lisbona più convinto di prima, a sedici anni firmò il suo primo contatto da professionista, a diciotto era capitano della squadra Under 19 del Benfica e della Nazionale portoghese della stessa categoria. Il 27 agosto 2022 l’esordio in prima squadra sul campo del Boavista per sostituire lo squalificato Otamendi. Il 5 settembre arrivò un sostanzioso rinnovo di contratto con la famigerata clausola da 100 milioni. Il giorno seguente arrivò l’esordio in Champions League contro il Maccabi Haifa. Dopo il già citato gol alla Juventus, il 6 novembre arrivò una doppietta in Primeira Liga contro l’Estoril. Quattro giorni dopo la convocazione per i Mondiali del Qatar. Sotto la guida dell’allenatore Roger Schmidt nel Benfica è sempre stato titolare. Ma nella stagione 2024-25, con l’arrivo di Bruno Lage sulla panchina del Benfica, è cambiato molto, così come con Mourinho.
Al di là del posto da titolare o meno, Antonio Silva ha caratteristiche che possono essere molto utili alla causa rossonera. La sua specialità è l’anticipo, in cui ricorda un po’ Fabio Cannavaro. Ma il repertorio in generale è completo: ottima conduzione di palla, senso della posizione, partecipazione attiva alla costruzione dal basso. Forse più adatto alla difesa a tre che alla difesa a quattro. Si ispira a Rudiger del Real Madrid, a Van Dijk del Liverpool e a Ruben Dias del Manchester City. Cerca costantemente la perfezione nel suo modo di giocare, ben sapendo che non la raggiungerà mai (non esiste il difensore perfetto), ma intanto sta per raggiungere un allenatore che ha stima di lui e questo è un ottimo punto di partenza.