HOCKEY

La Milano rossonera ritrova i Devils dell’hockey tra memoria, identità e futuro

Al Celtic Soul di Rozzano ex giocatori, tecnici, dirigenti, tifosi di ogni generazione

© foto Max Bordignon

© foto Max Bordignon

Il Ritrovo Devils 2026 non è stato soltanto un appuntamento nostalgico: è diventato un atto collettivo di riconnessione con una storia sportiva che continua a vivere nella memoria dei tifosi e nell’immaginario dell’hockey italiano. Al Celtic Soul di Rozzano, locale di proprietà di Max Durante, storica ex ‘stecca’ degli stessi Devils, la Milano rossonera del puck ha risposto in massa, trasformando l’incontro in una celebrazione spontanea di ciò che i Diavoli berlusconiani hanno rappresentato tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90: vittorie, carisma e un’identità che ha segnato un’epoca.

La partecipazione è stata ampia e calorosa. Ex giocatori, tecnici, dirigenti, tifosi di ogni generazione hanno riempito il locale fin dal mattino. La presenza di figure simbolo come Roberto Romano, Mario Brian Chitarroni, Paolo Casciaro, Maurizio “Niki” Scudier, Ricky Tessari, Alex Cintori, Gianni Spoletti e Gianluca Ghedini ha dato alla giornata un peso speciale: non semplici ospiti, ma protagonisti di un passato che continua a parlare al presente. Accanto a loro, lo storico fisioterapista Roberto Morosi, oggi volto noto del mondo calcistico, ha ricordato con emozione quanto quel gruppo fosse una famiglia prima ancora che una squadra. Anche due illustri ospiti telefonici hanno impreziosito la giornata: il capitano dello storico ‘team’ e della Nazionale, Gaetano “Gaetes” Orlando, e il ‘rivale’ di sempre, l’attaccante della Saima anni ‘90, Tony Fiore.

Il grande telone con i video dei trionfi — la finale del derby-scudetto vinta contro la Saima, le serate incandescenti del PalaCandy — ha funzionato come un ponte emotivo. Ogni fotogramma riportava alla mente un frammento di storia, mentre il mercatino dell’hockey, con maglie, libri, cards e cimeli, ha trasformato l’evento in un piccolo museo vivente del movimento italiano ed europeo.

Tutti i giocatori sono stati chiamati sul palco ideale del locale ricevere una simbolica targa ‘alla carriera’. Durante la premiazione significative sono state le parole dell’ex ‘goalie’ Romano, portiere che ha militato per lungo tempo nella lega ‘pro’ NHL nei Pittsburgh Penguins, a fianco di un ‘mostro sacro’ come Mario Lemieux: “Se un giorno mi troverò di fronte a Dio e mi chiederà se, tornando indietro, dovessi preferire giocare nella lega NHL o nel campionato italiano, non avrei alcun dubbio. Sceglierei gli anni giocati in Italia”. Durante ha rilanciato la reale possibilità di creare una squadra che possa rinnovare la leggenda dei Diavoli.

La giornata però non è stata solo memoria. All’interno della ‘reunion’ la presentazione dell’Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio corre all’interno di quel risveglio emotivo avvenuto che, dopo le Olimpiadi invernali, ha portato anche alla creazione del Milano HC, squadra che parteciperà alla prossima Ice Hockey League. Custodire la tradizione cominciata con i Diavoli Rossoneri negli anni ’30‑’50 e proseguita con i Devils “berlusconiani”, fino a oggi sarà uno dei ‘sacri’ compiti da tramandare alle generazioni che non hanno vissuto la magia dei derby dell’hockey milanese. Nella speranza di poterli rivivere.

Massimiliano Bordignon