
Mondiale 2026, l'Inghilterra fa svanire il fantasma dell’Azteca ma ora c'è il pericolo Norvegia
La nazionale di Tuchel passa il turno nello stadio della "mano de Dios"

"You're gonna be the one that saves me". I giocatori inglesi vanno sotto la parte dell'Azteca a cantare "Wonderwall" degli Oasis e subito ti viene da pensare a chi sia quello che ti salva. Il sospetto è che siano in due: Jude Bellingham e Harry Kane. Sono loro i Ghostbusters che catturano i fantasmi di Città del Messico dopo 40 anni di incubi. Qui ancora aleggiava la mano de Dios e il gol del secolo in quel quarto di finale in cui Diego diventava ufficialmente "El Diez", mezzo cialtrone e mezzo numero uno del calcio mondiale. La vittoria contro il Messico, oltre le suggestioni paranormali, mette la nazionale di Tuchel nelle condizioni di poter sperare in qualcosa di buono, da qui alla fine del Mondiale.
Pensare al "It's coming home", vecchio tormentone britannico per rimarcare che il calcio lo hanno inventato loro e che prima o poi tornerà a casa (cosa che, per altro, ha fatto una sola volta 60 anni fa esatti), è probabilmente eccessivo, anche se in Inghilterra sono facili all'ottimismo. Prima di pensare a un futuro iridato, però, c'è da affrontare la Norvegia nei quarti. Qualcuno pregustava una partita da suggestioni estreme con il Brasile ma Haaland ha avuto altre idee. Non sarà facilissimo, in ogni caso. Poi, se la tradizione avrà la meglio anche sul campo e non solo nei libri di storia del pallone, è probabile una semifinale con l'Argentina. Ecco che gli spettri tornano a manifestarsi.
Tuchel ha però tanti spicchi di aglio a sua disposizione. Contro il Messico, in una partita davvero complessa, ha dimostrato che tra le grandi del mondo ci può stare eccome. L'altitudine, la tradizione favorevole ai padroni di casa nel loro stadio iconico, il fatto che la selezione di Aguirre non avesse mai subito gol dall'inizio del Mondiale. Poi succede che Bellingham segni due gol con la specialità della casa: l’inserimento in velocità a fari spenti. Una doppietta che dimostra chi sia il centrocampista del Real che, tra l'altro, completa un centrocampo di livello altissimo con Rice, altro fenomeno del ruolo, capace di recuperare palloni, piazzarsi sulla trequarti e buttarsi in area, a cui si aggiunge un Elliot Anderson che non concede nulla alle ripartenze avversarie e diventa fondamentale davanti alla difesa. In una partita che si era pure messa male, per l'espulsione di Quansah, l'Inghilterra ha saputo resistere e a portarsi a casa l'approdo ai quarti. E poi c'è Kane. Già 6 gol finora, come Lineker in tutto il Mondiale del 1986. A differenza dell'iconico bomber anni '80 primi '90, sa fare tutto, anche venire incontro e distribuire palloni a chi sta davanti. Un po' Gerd Muller, un po' Totti. Sembrerà eccessivo ma la storia darà il giudizio definitivo. Ora c'è la Norvegia, un passo alla volta. Ma se davvero il calcio dovesse "tornare a casa" molti meriti ce li avrebbe proprio quel centravanti che vale doppio.