mondiali 2026

Quattro tempi, recuperi infiniti, tanti gol nel recupero e… Balogun: l’America ha cambiato il calcio

Non solo le novità regolamentari sulle perdite di tempo, la modifica del protocollo Var e il divieto di coprirsi la bocca: siamo davanti a una vera e propria rivoluzione

di Marco Mugnaioli

I Mondiali 2026 potrebbero essere ricordati come quelli che hanno cambiato in modo definitivo il calcio come eravamo abituati a conoscerlo. Da anni ormai conviviamo con la tecnologia in campo, il ruolo ridimensionato dei guardalinee e la revisione Var che può cambiare tutto in un momento, ma quello a cui stiamo assistendo in Usa, Canada e Messico va ben oltre le novità regolamentari annunciate alla vigilia dell’inizio del torneo.

Non si tratta soltanto delle sanzioni automatiche per i ritardi volte a contrastare le perdite di tempo su rimesse, rinvii e sostituzioni o della modifica del protocollo Var che ora può intervenire anche per calci d’angolo e seconde ammonizioni o delle ‘nuove’ espulsioni per chi si copre la bocca parlando con un avversario, siamo davanti a una vera e propria metamorfosi: il calcio si sta trasformando in qualcos’altro ed è sempre più simile a uno sport americano.

La prima grande evidenza di questa rivoluzione è l’introduzione delle cosiddette ‘Pause Idratazione’, due interruzioni obbligatorie da tre minuti ciascuna decise dall'arbitro a prescindere dalle reali condizioni meteo che forse sarebbe meglio chiamare ‘Pause pubblicitarie’ e che di fatto spezzano la partita in quattro periodi da circa 22 minuto l’uno. Una misura presentata ufficialmente come uno scudo sanitario per proteggere i calciatori dal clima torrido dell’estate, ma che si è trasformata subito nel bersaglio di critiche feroci da parte di tifosi, tecnici e addetti ai lavori, la cui tesi è una sola: la salute è solo un pretesto per regalare alle televisioni sei minuti di spot a caro prezzo.

Una tesi per altro condivisibile visto che Michael Johnson, analista per S&P Global, ha stimato che in questo Mondiale ogni singolo spazio pubblicitario all'interno dei time-out "può raggiungere prezzi da Super Bowl, oscillando tra i 7 e i 9 milioni di dollari", ma la cosa interessante è soprattutto constatare quanto queste interruzioni stiano cambiando il volto dello sport più amato del mondo. Le pause idratazione hanno infatti come conseguenza dei maxi recuperi e il risultato è che le partite al Mondiale non finiscono mai.

I numeri parlano chiaro: solo 4 volte, nelle edizioni passate, era stato segnato un gol decisivo nel recupero in una gara a eliminazione diretta. In questa edizione, giunti agli ottavi (ancora in corso), siamo già arrivati a 6. Sono invece addirittura 31 i gol totali segnati nel recupero fin qui, il che significa che ne sono già stati segnati più di quelli realizzati nella fase a eliminazione diretta sommando tutte le edizioni passate.

Quattro tempi, maxi recuperi, gol a tempo scaduto, ma non solo perché in questi giorni abbiamo assistito anche alla sospensione della squalifica di Balogun nonostante avesse ricevuto un rosso diretto la partita precedente perché, citando Trump, “è ingiusto che il tuo miglior giocatore non possa giocare la prossima partita”. “Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata?” si è chiesto il Tycoon, evidentemente poco avvezzo alle regole del… soccer.

“Così ho chiesto una revisione alla Fifa” ha ammesso Trump, la squalifica è stata cancellata e Balogun ha giocato titolare contro il Belgio, spingendo anche l’Inghilterra a valutare il ricorso per l'espulsione di Quansah per averlo in campo nei quarti con la Norvegia. La metamorfosi del calcio è già in atto, ma ci sono tanti dubbi che ci piacerà ancora quanto ci piaceva prima.