L'ANALISI

La mossa di Cardinale: dopo quattro anni… si prende il Milan

Il patron rossonero ha deciso di ripartire con una certezza per i tifosi: lui stesso

di Alberto Brandi

7 luglio 2026: il Milan è di Gerry Cardinale. Avete letto bene, non primo giugno 2022, il giorno del passaggio di mani da Elliott, come ci dicono gli atti depositati. Proprio 7 luglio 2026. Quelle immagini, quelle foto dell’accoglienza a Rubén Amorin a Milanello sono il segnale più chiaro, Indirizzato a tutti. Mister Gerry, in questa avventura, non ci vuole mettere solo i soldi, ma anche la faccia. Quel Milan che è stato, a seconda dei momenti e dei segnali ricevuti, di Furlani, di Ibrahimovic, di Scaroni, di Allegri o di Tare, ora è solo di Cardinale. Ed è giusto così.

Il signor Red Bird ha azzerato tutto per ripartire da lui. Con figure di staff funzionali, ma non ingombranti, da prima fila. Portando a Milano Gonçalo Ramos facendone il prezzo (!), sbrigando in poche ore la pratica Gila con un osso duro come Lotito, uno che te la fa sempre tirare in lungo, cercando di recuperare personalmente un talento inopinatamente perso come Liberali, unica missione incompiuta ma pregevole nelle intenzioni. Perché significa per il futuro tenersi a casa Camarda e continuare a investire su Bartesaghi, sperando che la cantera rossonera torni a essere un bacino privilegiato della prima squadra. Cardinale da qualche settimana, in sostanza dal giorno dei licenziamenti in massa nell’area tecnica e dirigenziale, ha capito che tocca a lui. Uno che è sempre stato un winner a Goldman Sachs, in Paramount e in tutti gli altri business non poteva permettersi di essere considerato un loser in Italia e nel calcio. Uno che per i tifosi doveva vendere e andarsene. Tifosi coi quali condivide un sentimento: la rabbia per i mancati risultati della scorsa stagione. Così la partita ha deciso di giocarsela in prima persona, pronto a confrontarsi con i risultati.

Consapevole che il terreno dove combatte, la serie A non è il brutto anatroccolo che si vuole dipingere. Basta cominciare a cambiare mentalità, a uscire dall’immobilismo e dal conservatorismo tipici della nostra cultura. Quindi la prima scelta disruptive è stata quella di Rubén Amorim, definito “tecnico innovativo della nuova generazione” non un allenatore del “solito giro”.  Il tutto accompagnato da idee e operazioni tese a costruire un Milan che sia da scudetto, altro che qualificazione alla Champions League come si indicava fino all’anno scorso. Un Milan che non lotti per uscire con un punto contro le grandi o che vinca i derby senza  appagare chi ama l’estetica, ma un Milan che giochi sempre per segnare e per vincere. Queste le sue idee. Perché il Milan deve essere da entertainment anche in campo, non solo sulle tribune, sui media o negli store. Tra i mille affari, ora il Milan è in cima ai suoi pensieri. Un impegno totalizzante fino a quando la società non marcerà verso la direzione auspicata. Che alla fine il miglior acquisto per la prossima stagione del Milan sia Gerry Cardinale? Ce lo dirà il campo, ma dal 7 luglio 2026 per i tifosi rossoneri (i più pessimisti temevano addirittura la mancata iscrizione al campionato) ci sono più speranze che sia proprio così.