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La Cina e i dubbi sull'auto elettrica: esportarla conviene

Soltanto BYD, Xiaomi e Leapmotor sono profittevoli

di Tommaso Marcoli
© Getty Images

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Se la domanda interna non assorbe l'offerta di prodotto, non resta che esportarne l'eccesso. La situazione sul mercato automobilistico cinese riflette appieno questa dinamica: le vendite di auto elettrificate sono al di sotto delle aspettative e in netto calo rispetto a un anno fa. Da inizio 2026, sono state consegnate 4,73 milioni di vetture. Significa una contrazione del 13% nei confronti del 2025.
Fattori concomitanti
Diversi fattori concorrono a questa circostanza insolita per un Paese abituato a decenni di crescita. L'economia in sé vive un periodo di incertezza, gli automobilisti attendono gli sconti ma il programma governativo di incentivi è stato ridimensionato. Uno scenario che compromette la diffusione non soltanto di nuove automobili elettriche, ma anche di ibride e ibride plug-in. Le quali, infatti, sono coinvolte in questa spirale negativa che non sembra risolvibile né facilmente, né velocemente. 
Tre generano soldi
In Cina convivono una marea di marchi automobilistici. Se ne contano più di cento. Tuttavia, soltanto tre risultano profittevoli: BYD, Xiaomi e Lepamotor. Tutti gli altri, dunque, perdono soldi: secondo AlixPartners, altri quattro potrebbero avere un bilancio in ordine entro il 2030. La maggior parte è destinata a fallire, oppure a essere acquisita dai grandi gruppi che si stanno formando. L'esportazione non è più una scelta ma una necessità: il 2026 potrebbe chiudersi con 10 milioni di auto cinesi spedite nel mondo. Il 41% in più rispetto al 2025.