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Leonardo, brasiliano dal cuore italiano: un manager poliglotta dalla straordinaria visione strategica

Il nuovo advisor azzurro: uomo di calcio oltre ogni possibile comune definizione e catalogazione

© Getty Images

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Leonardo Nascimento de Araújo, per tutti semplicemente Leonardo. Uomo di calcio, oltre ogni possibile comune definizione e catalogazione: fuoriclasse con i piedi, ma ancora di più con la mente, le lingue e la visione strategica. La nomina da parte del presidente della FIGC, Giovanni Malagò, che lo ha voluto come advisor della Nazionale al fianco del Direttore Tecnico Paolo Maldini, è solo l’ultimo capitolo di una storia che sa di internazionalità. Una storia divisa perfettamente in due atti: il calciatore totale e il manager globale.

Nato nel 1969, Leonardo non è mai stato il classico calciatore brasiliano tutto dribbling e indolenza. Fin dai suoi esordi nel Flamengo a soli 17 anni, al fianco del suo idolo Zico, mette in mostra un'intelligenza tattica fuori dal comune. Terzino sinistro d'assalto, esterno di centrocampo, trequartista: gioca ovunque la squadra abbia bisogno di fosforo e qualità. La sua carriera è un viaggio transoceanico: vince con il San Paolo di Telê Santana, sperimenta la Liga spagnola con il Valencia e diventa un pioniere in Giappone con i Kashima Antlers, dove contribuisce a rendere popolare il calcio nel Sol Levante. Poi l'approdo in Europa che più conta: una stagione da protagonista al Paris Saint-Germain e, nel 1997, il Milan. In rossonero vince lo scudetto del Centenario nel 1999 con i suoi inserimenti eleganti e i suoi gol pesanti. Poi le due nuove esperienze in Brasile con il San Paolo e il Flamengo prima del ritorno nel 2003 al Milan.

In mezzo, la maglia verdeoro della Seleçao. Un cammino glorioso che lo vede laurearsi Campione del Mondo a USA '94 e conquistare la Coppa America nel 1997, collezionando 60 presenze e il rispetto incondizionato del calcio mondiale.

Quando lascia il calcio giocato nel 2003, il passaggio a un ruolo dirigenziale è una logica conseguenza. Leonardo parla cinque lingue, ha una sensibilità culturale spiccata e una dote rara: sa tessere relazioni. La sua carriera da dirigente comincia proprio al Milan, inizialmente come consulente di mercato e della Fondazione Milan. È lui l'uomo che sussurra ai campioni brasiliani: c'è la sua firma dietro gli arrivi a Milano di fuoriclasse generazionali del calibro di Kakà, Pato e Thiago Silva. Dopo una parentesi da allenatore, sulle panchine di Milan e Inter, fortemente voluto dal presidente nerazzurro Massimo moratti, nel 2011 arriva la vera consacrazione da top-manager, quando sposa l'ambizioso progetto del Paris Saint-Germain targato QSI (Qatar Sports Investments). Da Direttore Sportivo all'ombra della Torre Eiffel, Leonardo trasforma un club di metà classifica in una superpotenza mondiale. Porta a Parigi colpi da novanta come Zlatan Ibrahimović, Thiago Silva, Marco Verratti ed Edinson Cavani, ponendo le basi per il dominio assoluto dei parigini in Francia.

Nel 2018, proprio al fianco di Paolo Maldini, Leonardo torna al Milan nelle vesti di direttore generale dell'area tecnico-sportiva. Nel maggio del 2019, in disaccordo con i piani di Elliott per il futuro del club rossonero, rassegna le dimissioni dall'incarico e torna a Parigi per una seconda era manageriale, culminata con la storica finale di Champions League nel 2020 e l'ingaggio stellare di Lionel Messi nel 2021.

Oggi, la chiamata della Federcalcio apre una nuova, inedita fase della sua vita sportiva. Non più l'uomo dei mercati miliardari, ma il tessitore di strategie per il rilancio del Club Italia.