Dati

La Cina fa affondare l'auto europea

Il mercato più grande al mondo è in grande sofferenza e trascina in basso i marchi tedeschi

di Tommaso Marcoli
© Getty Images

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Fino a non molto tempo fa, la Cina rappresentava l'Eden per l'industria automobilistica europea. Una sorta di "terra promessa", dove un pubblico enorme, garantiva una crescita senza fine e guadagni a nove zeri. Un sogno, su cui si è costruito il benessere di un intero Paese: la Germania. Da qualche anno, questa sintesi perfetta è entrata in cortocircuito, scuotendo le fondamenta di un sistema che non funziona più.
Sempre peggio
I tre giganti dell'automotive tedesco (Volkswagen, Mercedes e BMW) stanno registrando crolli verticali nelle vendite in Cina. I dati del secondo trimestre 2026 non lasciano spazio ad altre interpretazioni: il -30% registrato, è sintomatico di un disallineamento strutturale ed epocale. Il gruppo Volkswagen ha registrato un calo del 36% - il peggiore da quattro anni - sul suolo cinese, trascinando i volumi globali in ribasso dell'8,6%. La flessione di BMW è superiore al 30% e poco meno quella di Mercedes. Non va meglio per Audi (-20%) e Porsche (-16%). 
Non funziona più 
I termini che hanno condotto a questa crisi storica sono di carattere tecnico ed economico. Gli automobilisti cinesi non sono più interessati ai motori a combustione. I marchi europei hanno costruito la loro reputazione sulla qualità dei loro propulsori, che ora non esercitano più alcun fascino. I giovani sono interessati soltanto alla componente digitale, prerogativa delle vetture elettriche. I locali sviluppano un nuovo modello nella metà del tempo rispetto agli europei. E con molta più tecnologia a bordo.
Esportazione
La crisi economica che sta colpendo la Cina non è banale. Il ritmo di crescita si è nettamente contratto, rispetto ai valori che, in una generazione, hanno permesso a Pechino di diventare la seconda potenza globale. Uno scenario che comprime i consumi interni, vendite di automobili in primis. Un mercato ormai maturo e saturo, che non assorbe l'offerta di veicoli. L'unica soluzione - a favore della Cina - è l'esportazione: al ritmo di 1 milione al mese. Il rischio è una disfatta storica e irrimediabile.

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