
Mazraoui il polivalente, un pupillo di Ruben Amorim che può fare molto comodo al nuovo Milan
Nasce terzino destro ma ora gioca meglio sulla sinistra, ai Mondiali è stato titolare fisso del Marocco

Quando un giocatore si è formato nelle giovanili dell’Ajax, la prima dote che ci si aspetta da lui è la polivalenza. Lì si insegna prima a giocare a pallone, poi a calcio. E i risultati sono sempre ottimi. Noussair Mazraoui ha beneficiato di quei primi anni da aspirante calciatore. Quando è stato il momento di scegliersi il ruolo, ha fatto il terzino destro, ma poi ha scoperto di essere molto più bravo da terzino sinistro. Non disdegna il ruolo di centrale (non inganni il rigore provocato al Mondiale contro la Francia, chiunque sarebbe stato in difficoltà contro Mbappè lanciato a rete) e se serve sa fare con i giusti tempi di gioco anche il mediano davanti alla difesa. Al Mondiale ha giocato tutte le partite con il Marocco, di cui è titolare inamovibile.
Come molti giocatori della Nazionale marocchina, non è nato nella patria d’origine bensì in Olanda, il 14 novembre 1997. Leidersdorp, il suo paese di nascita (25000 abitanti circa), dista circa 45 km da Amsterdam e questo ha reso quasi inevitabile nel 2005 il passaggio dalla sua piccola società (Alphense Boys) al leggendario vivaio dell’Ajax. Tredici anni di lotta per emergere, fino all’esordio in Eredivisie (la Serie A olandese) il 4 febbraio del 2018, vittoria per 3-1 contro il Nac Breda. Da quel momento, il suo percorso è stato in crescita quasi costante, frenato solo da qualche infortunio. Il 2 ottobre 2018 è arrivato il primo gol in Champions League contro il Bayern Monaco, alla fine della stagione il raccolto è stato ricco: titolo olandese, Coppa d’Olanda, semifinale di Champions League (persa contro il Tottenham solamente per la regola dei gol segnati fuori casa) e premio individuale di miglior talento emergente. Alla fine della stagione 2021-22 ha lasciato l’Ajax in scadenza di contratto (dopo aver vinto tre campionati più due coppe) e ha firmato un quadriennale con il Bayern Monaco.
Nella immancabile foto del Bayern Monaco all’Oktoberfest versione 2022, Mazraoui è uno dei due giocatori (l’altro è Sadio Manè) che appaiono senza avere in mano il tradizionale boccale di birra. Il motivo è ovviamente religioso, il gesto ha il significato del rispetto dei precetti islamici che vietano l’uso dell’alcol. La fede è una componente fondamentale della vita di Noussair: prega cinque volte al giorno e rispetta il Ramadan, ma ha anche imparato a gestire il periodo di digiuno sacro ai musulmani per non risentirne minimamente in campo.
Al Bayern è stato due stagioni, con 53 presenze in Bundesliga e 1 gol, un titolo e una Supercoppa di Germania all’attivo. Nell’estate del 2024, Ruben Amorim (sì, proprio lui) l’ha voluto assolutamente al Manchester United, che l’ha acquistato dal Bayern per 15 milioni. Nella stagione 2024-25 ha raggiunto la finale di Europa League giocando sempre da titolare, finale poi persa per 1-0 contro il Tottenham. Per il resto, poche soddisfazioni in un periodo decisamente complicato per i Red Devils, culminato con l’esonero di Amorim.
Non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di giocare nelle Nazionali giovanili olandesi. Si sente profondamente marocchino, in passato ha vestito una volta la maglia dell’Under 21 e tre volte quella dell’Under 23, ma prima ancora di compiere 21 anni ha esordito, convocato dall’allora CT Hervè Renard, nella Nazionale maggiore, in un 3-0 contro il Malawi. Il suo rapporto con la Nazionale non sempre è stato sereno. Un forte contrasto con il CT bosniaco Vahlid Hadzibegic nel marzo del 2022 gli è costato un periodo di esclusione dalle convocazioni. Poi tutto è rientrato nella norma e Mazraoui è stato uno degli eroi della cavalcata che ha portato il Marocco al quarto posto al Mondiale del 2022 in Qatar. Poi è stato anche titolare nella Coppa d’Africa disputata negli scorsi mesi di dicembre e gennaio, vinta proprio dal Marocco sia pure a tavolino.
Sposato, due figli, Mazraoui è sempre stato molto riservato quando si è trattato di raccontare la propria vita privata. Solo occasionalmente posta sui social qualche scena di vita familiare. Non è un giocatore molto mediatico (in realtà si è esposto a favore della Palestina quando era in Germania attirandosi reazioni scomposte), preferisce far parlare di sé per quello che fa in campo, che spesso è molto positivo.