INCHIESTA ARBITRI

Rocchi, la Procura di Milano divisa sulla richiesta di archiviazione

Il pm Ascione, da giovedì alla Procura Europea, non ha ancora firmato l'atto con cui si tirano le somme dell'inchiesta prima che il fascicolo passi all'aggiunto Ielo

© Getty Images

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Mancano poche ore al trasferimento alla Procura Europea del pm di Milano Maurizio Ascione. Ore in cui dovrà sciogliere la riserva se condividere o meno le determinazioni sul capitolo centrale dell'inchesta sugli arbitri a cui è arrivato l'aggiunto Paolo Ielo, che solo di recente lo ha affiancato in modo da dirimere i nodi di una vicenda che sta scuotendo il mondo del calcio. Ad oggi, penultimo giorno di servizio al quarto piano del Palazzo di Giustizia milanese, il pubblico ministero non ha ancora firmato l'atto con cui si tirano le somme dell'inchiesta. In particolare, nella parte in cui Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale indagato per concorso in frode sportiva per le assegnazioni di arbitri in quattro partite, tra cui Torino-Inter della stagione da poco conclusa, che si avvia, salvo un cambio di passo, verso una richiesta di archiviazione.

E se su Rocchi la Procura è spaccata, nulla questio, invece, sia sulla trasmissione, per competenza terrioriale, alla Procura di Monza del capitolo di inchiesta sulle cosiddette "bussate" alla sala Var di Lissone, sia sull'invio degli atti dell'indagine alla giustizia sportiva per le valutazioni su eventuali illeciti. Se entro domani sera Ascione non cambierà idea, toccherà all'aggiunto Ielo definire il fascicolo con i vari stralci delle posizioni dei 5 indagati. 

L'inchiesta, aperta nell'ottobre 2024, è stata coordinata dal pm Ascione fino a qualche settimana fa, quando è stato affiancato dall'aggiunto Ielo in modo da tirare le somme prima del suo nuovo incarico alla Procura Europea. In quasi due anni di accertamenti, che hanno visto un gip rigettare una richiesta di proroga di intercettazioni e un altro riconcederla, un capo di imputazione modificato e due inviti a comparire per Rocchi, parecchi interrogatori tra convocazioni di indagati e testimoni, il pm Ascione fino a oggi, nel tardo pomeriggio, non ha cambiato idea. E' convinto, sebbene l'inchiesta non abbia contemplato il sequestro di telefoni e supporti informatici per riscontare le ipotesi, della sua ricostruzione: l'ex designatore, in "concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto", questi ultimi "agendo per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina", all'epoca presidente della Figc, sarebbe giunto a nominare arbitri in seguito a presunte "interferenze".

Quattro le partite contestate: Bologna-Inter del 20 aprile 2025, Inter-Milan semifinale di Coppa Italia di tre giorni dopo, Inter-Verona del 3 maggio successivo e l'ultima in ordine di tempo del 26 aprile scorso, ossia Torino-Inter. Tale ipotesi, però, dopo l'analisi delle carte raccolte, per l'aggiunto Ielo non sarebbe confortata da elementi sufficienti e solidi al punto da reggere in un eventuale processo per frode sportiva generica. Da qui l'orientamento di archiviare che, a meno di un ripensamento, fino ad ora non ha trovato un fronte comune. Invece si starebbero effettuando gli adempimenti tecnici per l'invio degli atti a Monza, sulle cosiddette "bussate" alla sala Var di Lissone su Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025 , con le posizioni di Rocchi, dell'ex supervisore Andrea Gervasoni e dei varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo. Il terzo varista, Daniele Paterna, che risponde di false informazioni al pm, resta, invece, a Milano.