
Pirlo potrebbe avere un obbligo in più: il grande riscatto degli eroi del 2006 trasformati in allenatori
Della generazione che trionfò nel Mondiale tedesco, solo lui e Gattuso hanno vinto qualcosa in Italia e non a tutti è andata bene in questi vent'anni

Vent’anni dopo, come i moschettieri di Alexandre Dumas. A questa distanza dal penultimo atto di eroismo del calcio italiano, i ragazzi del 2006 si identificano ora in Andrea Pirlo, candidato serissimo al ruolo di ct della Nazionale italiana. È stata l’ultima generazione di fenomeni vestiti d’azzurro, ma è stato anche un gruppo, quello dei campioni del mondo del 2006, che ha sfornato un numero incredibile di allenatori che hanno già saputo lasciare un segno, sia pure – per alcuni – in mezzo a mille difficoltà. Sicuramente in questa tendenza c’è il marchio di Marcello Lippi, che per tutti è stato un maestro di gestione del gruppo.
Pirlo può succedere a Rino Gattuso e anche questo è un segnale evocativo, una specie di concidentia oppositorum. I due in campo erano agli antipodi, da una parte lo stile proletario di Ringhio, fatto di buona volontà e di saggezza popolare, dall’altro le pennellate di classe di chi sapeva mettere il pallone a cinquanta metri con i giri giusti e con l’invito ad approfittarne nel migliore de modi. Da allenatori la differenza è meno evidente, però di sicuro la nuova Lazio di Gattuso, ennesima sfida ad alto coefficiente di difficoltà, giocherà diversamente da quella che fu la Juve di Pirlo.
Pirlo e Gattuso sono anche i più vincenti (se così si può dire) tra gli eroi del 2006 che hanno deciso di sedersi su una panchina. Pirlo nell’unico anno alla Juventus ha conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Ringhio – non tutti lo ricordano – ha sollevato una Coppa Italia durante la sua tormentata esperienza al Napoli.
Non è ovviamente necessario avere un trofeo in bacheca per essere un buon allenatore. Danele De Rossi, per esempio, non si è cucito ancora nulla sulla maglia, però alla guida del Genoa sta dimostrando che forse l’esonero alla Roma era stato troppo frettoloso. Tra tutti sembra quello con il margine di miglioramento più ampio di tutti, partendo da una base di grande attitudine per il lavoro che fa. Fabio Grosso con il passaggio alla Fiorentina sta cominciando a raccogliere i frutti di una lunga gavetta fatta di studio, di basso profilo, di dichiarazioni sempre misurate e di buon calcio culminato con l’ottimo lavoro svolto a Sassuolo.
Pippo Inzaghi si è specializzato in promozioni. La prima, dalla C alla B, è arrivata a Venezia. La seconda, dalla B alla A, a suo modo storica, è stata quella con il Benevento. Poi ha centrato ancora un salto dalla B alla A con il Pisa, salvo poi salutare e ringraziare per riprovarci con il Palermo. Impresa sfiorata, probabilmente solo rimandata. Al suo posto ha cominciato la passata stagione sulla panchina del Pisa Alberto Gilardino, che ha resistito 23 partite ma che nel suo curriculum ha una salvezza di enorme valore ottenuta alla guida del Genoa, dopo aver conquistato subentrando la promozione dalla B alla A.
Fabio Cannavaro, almeno, un Mondiale da ct l’ha fatto, quello ancora in corso ma dal quale lui è stato estromesso velocemente con il suo Uzbekistan. In Italia, con Benevento e Udinese, non ha avuto grande visibilità, invece in Cina ha vinto un campionato e una Coppa di Cina con il Guangzhou Evergrande, una China League One con il Tianjin Quanjian. Tutta all’estero si è svolta la carriera di Mauro German Camoranesi, che ha allenato in Messico, in Slovenia, a Malta e a Cipro. Tra Svizzera e India si è sviluppata invece la breve carriera da allenatore di Gianluca Zambrotta.
Alessandro Nesta riparte dall’Avellino dopo la tormentata esperienza al Monza, con la speranza di dare un impulso vero alla sua carriera come è accaduto a Fabio Grosso con il passaggio per il Sassuolo. Il figlio d’arte Massimo Oddo invece è alla ricerca di un rilancio dopo l’avventura poco redditizia professionalmente con il Milan Futuro. La sua carriera era partita molto bene (promozione dalla B alla A con il Pescara), poi ha infilato una serie di dentro e fuori che ne hanno frenato l’ascesa.
Tra gli eroi del 2006, nessuno ha ancora vinto uno scudetto. Ma è anche una questione generazionale: finora l’unico giocatore nato negli anni ’70 a diventare campione d’Italia da allenatore è stato Simone Inzaghi, l’unico nato negli anni ’80 è stato Cristian Chivu. Adesso questa generazione potrebbe esprimere il suo secondo ct azzurro e tutti quelli che erano in campo quella notte a Berlino tiferanno, spudoratamente, per lui.
© Getty Images|9 luglio 2006: Fabio Cannavaro alza al cielo la Coppa del Mondo dopo la vittoria contro la Francia a Berlino
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