Se il dominio rischia di diventare imbarazzante, le ragioni non mancano. Il quattro su quattro iniziale di Jonathan Rea, che non si vedeva da tempo sugli schermi della Superbike, vien fuori da una serie di fattori, dal cosiddetto pacchetto. Il talento del nordirlandese è indiscutibile, lo dicono i numeri. 192 gare disputate, 42 vittorie, 10 pole position. Ma il dato più interessante è che da quando Johnny è arrivato in Kawasaki, 2015, la media si è fatta impressionante, 27 successi in 56 gare, 50 podi in totale, logica conseguenza i due titoli mondiali.
Il che tira in ballo altri fattori, moto e squadra. La Kawasaki, unica casa giapponese non impegnata in MotoGP, investe molto nella Superbike, e per vincere ha fatto le giuste scelte. Il team catalano Provec, al quale è stata affidata la gestione in pista, è un modello di organizzazione. In campo elettronico sono stati ingaggiati ingegneri italiani, i migliori in circolazione. Perfette la strategia e la programmazione. Nella seconda parte della passata stagione, con il grande vantaggio accumulato in classifica, erano già state provate in gara le nuove soluzioni imposte dal regolamento 2017, con conseguente calo di prestazioni ma con netto vantaggio sullo sviluppo rispetto agli avversari. E in inverno, il team Kawasaki ha fatto più test di tutti. E allora vi stupite ancora che il numero uno sia adesso più forte che mai?