Dieci anni prima di tentare il bis Mondiale da allenatore, Lionel Scaloni era un “semplice” difensore dell’Atalanta. Fa strano ripensarci ora, ma il tecnico dell’Argentina ha chiuso la carriera in Italia, con Lazio prima (2007/08 e 2009-13) e Dea poi, dal 2013 al 2015.
Ma com’era lo Scaloni calciatore? Ce lo racconta Daniele Baselli, all’epoca promettente centrocampista appena uscito dalle giovanili nerazzurre: “Non avrei mai immaginato un percorso del genere per lui, però devo dire che era già un allenatore in campo”, spiega in esclusiva a SportMediaset il 34enne oggi all’Al Ittifaq di Dubai, in Serie A anche con Torino, Cagliari e Como.
“Lionel era negli ultimi anni di carriera”, puntualizza Baselli, “veniva impiegato come terzino destro e non ebbe molto spazio per via dell’età e della concorrenza con Raimondi prima e Zappacosta poi. Anche se devo dire che, pur senza il passo degli anni d’oro, capimmo subito che si trattasse di un signor giocatore, molto intelligente, con grande qualità nei lanci e un piede clamoroso”.
Tocco non indifferente e tanta garra, questo era il mix proposto da Scaloni sul campo. Altro che “La Llorona”, il piagnucolone, come lo chiamano oggi gli hater per via delle lacrime frequenti nel ruolo da ct della Seleccion: “Per niente, il sangue argentino non mente e lo dimostrò fino al ritiro. Voleva vincere le partitine, teneva alto il ritmo. Ricordo un faccia a faccia con Marchisio in casa della Juventus, non si faceva mai mettere sotto”.
L’allenatore campione del mondo nasce lì, a Bergamo, come chioccia della folta colonia albiceleste: “Prese sotto la sua ala il Papu Gomez, Denis, Maxi Moralez, Carmona. Però era anche di grande aiuto con noi giovani. Senza nonnismo, con fare allegro e capacità di scherzare. Ci prendeva in giro riguardo alla stanchezza: ‘Non ce la fai più? Guarda che sono io che ho 36 anni e ho mezzo ginocchio rotto…’”.
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Baselli ricorda un aneddoto simpatico: “Portò noi ragazzi ai go kart per una sfida. Dato che eravamo neopatentati, volevano darci le macchinine, quelle col motore meno potente. Minacciò di lasciare la pista, così i gestori accettarono di consegnarci i kart veri e propri. Peccato che poi un paio di compagni si ribaltarono dopo aver preso una curva con troppa velocità (ride, ndr). Va be, nessuno si è fatto male e anche lui si fece due risate!”.
Mentre prepara il suo futuro professionale a Dubai con Mario Balotelli e il fratello Enock, Baselli si concederà un ultimo salto nel passato. Tv accesa, finale Spagna-Argentina e tifo per l’amico Scaloni: “Gli auguro di mettere la ciliegina sulla torta e di entrare nella storia con un altro Mondiale. Per lui e per l’ultimo di Messi. In quei giorni a Bergamo l’ho capito: Scaloni la sente tanto, vive per l’Argentina”.