Davies non deve più cadere da qui al 5 novembre e Melandri deve puntare a vincere, senza più nessun "quasi", a partire dalla prossima di Assen. Solo così Jonnhy potrà iniziare ad avere qualche dubbio sul tappeto rosso che parrebbe già bello che steso. Non è imbattibile Rea, questa la buona notizia in arrivo da Aragon, ma deve essere un due contro uno costante, perfetto e cattivo, quello che Ducati ha l'obbligo di mettere in pista da subito. Sennò: ciao. Un'altra stagione senza titolo sarebbe catastrofica. L'annata non poteva iniziare in modo peggiore per i Rossi, ma lo spiraglio di Aragon gara 2 deve scrollarsi di dosso l'etichetta di eccezione. Perché ormai siamo lì: la 7 e la 1 si equivalgono, Chaz - ora o mai più - ha velocità e numeri per prendersi tutt'Itallia sulle spalle e se le statistiche dicono che primo o poi un week end con un dannatissimo problema lo avrà pure Jonnhy, bè allora dimentichiamoci dei 50 punti e proviamoci con i 500 ancora in palio in questo cammino 2017.
Attenzione: non intendiamo dire di puntare sui problemi altrui, quello sarebbe il modo ideale per non vincere, diciamo solo che Rea ha perso un duello che non aveva la minima intenzione di perdere, non voleva limitarsi a pensare di amministrare e allora è da qui che bisogna partire, snobbando la tentazione di andare a vedere i risultati di Assen 2016 (Rea, Rea) o 2015 (Rea, Rea) o 2014 (sempre Rea, in gara 2, e "solo" terzo in gara 1). E' un mondiale a tre, con Sykes negli specchi, e qualche mina vagante che ogni tanto potrebbe farsi vedere: a Chaz e Marco il compito molto difficile, ma non impossibile, di ricordare al Rosso di essere un colore primario.
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