Lo scorso 16 luglio 2026 il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, è intervenuto come ospite, insieme al Senior Advisor di RedBird Zlatan Ibrahimovic, sul palco del WSJ Sports Event, organizzato dal Wall Street Journal ogni anno. Il manager americano ha parlato dei suoi progetti con il Milan e con lo stesso Ibrahimovic e svelato anche un retroscena che riguarda Amorim... Di seguito le dichiarazioni più importanti.
Sulla rivoluzione al Milan e i suoi quattro anni in rossonero -
"Noi lasciamo che a parlare siano i fatti. Zlatan è stato qui negli ultimi 40 giorni: dalla fine della stagione abbiamo condensato un lavoro di sei mesi. Abbiamo fatto un'incredibile quantità di cambi. Stiamo cercando di resettare la cultura. Quest’anno Zlatan mi ha fatto una domanda che mi è ronzata in testa tutta la stagione: ‘Cosa rappresentiamo?’. Quando abbiamo comprato il Milan quattro anni fa avevano appena vinto il campionato: dopo Berlusconi il club non andava tanto bene ed era stato ceduto ai cinesi che però sono andati in bancarotta. Il fondo Elliott è entrato e io ho comprato il club da loro. Quando consideri tutto questo, puoi solo accodarti alla visione di qualcun altro. E questo collima con il fatto che l’Italia ha saltato il suo terzo Mondiale consecutivo. La Serie A era la Premier League quando eravamo piccoli: qualcosa è successo. Tutte queste cose sono correlate. E io alla domanda di Zlatan non sapevo cosa rispondere, perchè noi non rappresentiamo niente. Ho fatto un commento quando abbiamo annunciato Amorim, non era diretto a nessuno, in cui ho detto che quello che volevamo era giocare per la vittoria e non avremmo giocato per non perdere. Quello che è successo con l’Inghilterra (sconfitta in semifinale contro l’Argentina, ndr) è che dopo essere andati in vantaggio si sono messi con il 5-3-2, hanno giocato per non perdere. Se credi che lo sport è una metafora della vita, questo è un fallimento. Per questo abbiamo iniziato a fare questi cambi".
Sul ruolo di Ibra con RedBird e con il Milan -
"Zlatan lavora per RedBird non per il Milan, questa è stata una cosa difficile da far capire alle persone in Europa. Le aspettative erano che avremmo dovuto fare le cose per come sono sempre state fatte. Mi ricordo le prime volte che andavo in Italia, quando facevo domande che ero abituato a fare qui in America le reazioni erano abbastanza sorprese. Zlatan è un talento e sono poche le persone che riescono a essere grandi campioni in campo e fare il passaggio nel mio mondo: quando le vedo, le prendo. Quando ho incontrato Zlatan la cosa che mi ha davvero incuriosito è che vedevo che nella nostra squadra mancava una leadership e una cultura. Avere qualcuno nello spogliatoio che sa come vincere fa la differenza. Nel primo dialogo che abbiamo avuto gli ho detto che volevo capire insieme a lui come portarlo da essere lo Zlatan visto sul campo a uno Zlatan trasformato nel campo del business. E lui mi ha risposto: 'Gerry, la cosa che devi sapere su di me è che Zlatan sarà Zlatan, non controllarmi'. E ho pensato fosse grandioso".
Ancora su Ibra -
"Originariamente l’idea era che Zlatan venisse a lavorare in RedBird, non al Milan. La reazione, con i cambi che ci sono stati, è stata un po' quella di trascinarlo a diventare l'uomo chiave delle decisioni al Milan. Ma quello che sta facendo non riguarda solo questo. Riguarda il consigliare la proprietà sulle questioni di calcio. La grande qualità di Zlatan è che ha questa integrità e conosce il suo DNA, è un imprenditore con il suo DNA. Non glielo devo insegnare: quello di cui ho bisogno è che mi aiuti a vedere dietro gli angoli e a navigare in questo pericoloso ecosistema calcistico. Fa questo per me e mi dice come muovermi in questo campo minato".
Il messaggio ad Amorim -
"Dopo la vittoria dell’Argentina contro l’Inghilterra ho scritto un messaggio ad Amorim: ‘Quello che è successo negli ultimi 10 minuti: possiamo allenare i nostri giocatori in modo che riescano a fare quello che ha fatto Messi in termini di cross?’. E lui mi ha risposto: ‘Stai sbagliando, i nostri giocatori già possono farlo. Dobbiamo insegnargli la mentalità di non avere paura di provarci"’. E credo che per me sia stato molto formativo".