Azul è una cittadina che non arriva a sessantamila abitanti, nella sterminata provincia di Buenos Aires, a circa trecento chilometri dalla capitale. Ci passa la Strada Nazionale 3 che arriva giù giù fino alla Patagonia. Non è una meta turistica particolarmente apprezzata ma ha una particolarità: ogni diciassette anni ci nasce un talento sportivo. Nel 1973 (il 21 dicembre) venne alla luce "El Pelado" Matias Almeyda, che in Italia abbiamo visto con le maglie di Lazio, Parma, Inter e Brescia. Nel 1990 (il 5 ottobre) è toccato invece al tennista Federico Delbonis, vincitore della Coppa Davis del 2016 (suo il punto decisivo contro la Croazia), numero 33 al mondo come miglior posizione nella classifica ATP. Ancora diciassette anni di attesa ed ecco il 14 agosto del 2007 Franco Mastantuono, potenzialmente uno dei talenti emergenti del calcio mondiale.
La strada da seguire inizialmente era proprio quella di Delbonis. Proprio grazie alle imprese dell'illustre concittadino, molti ragazzi di Azul all'epoca venivano avviati al tennis dai genitori, compreso il piccolo Franco che era davvero forte. Che però con quel piede sinistro sembrava più abile calciando un pallone che correndo dietro a una pallina gialla. E infatti, pur essendo bravo anche con la racchetta, in età adolescenziale ha deciso di tentare il tutto per tutto con il calcio. Passato agilmente un provino con il River Plate, è entrato subito in un vortice che l'ha portato a essere il terzo più giovane esordiente nella storia del River, con buona pace dell'amico Delbonis che continua a tifare per lui pur essendo un fan del Boca Juniors.
Il sinistro di Mastantuono ha mostrato subito all'Argentina e al mondo le magie di cui è capace. Una sua punizone al Monumental contro l Boca, oltre a restare negli occhi d tutti (un gol così non si vedeva da tempo) ha scomodato il nome di Messi per uno di quei paragoni che non fanno ma troppo bene a un ragazzo. Però in Argentina lo facevano giocare e questo poteva solo fargli bene. Poi è arrivato il Real Madrid e con la solita decisione ha spiazzato tutti i pretendenti (anche il Milan sembrava pronto a farci un investimento): 63 milioni compresi bonus al River, affare fatto. Ufficializzato il 13 giugno 2025, contratto di sei anni a partire dalla fine del Mondiale per club, giocato (male) con la maglia del River.
La concorrenza estrema, le marcature strette, le difficoltà di ambientamento, non hanno consentito a Mastantuono di affermarsi in Spagna. Con la maglia del Real ha disputato in tutto 35 partite stagionali, 23 in Liga (solo 11 da titolare), un gol contro il Levante, 8 in Champions League (4 da titolare), un gol contro il Monaco, 2 in Coppa del Re con un gol contro l'Albacete, due scampoli da 11 minuti totali nella Supercoppa spagnola. Una prima stagione europea che non ha confermato le promesse, ma che per ora non ha scalfito le potenzialità del ragazzo, che ha bisogno di fiducia prima di tutto.
Palesemente italiane le origini, da parte di entrambi i genitori ma soprattutto del padre. Il bisnonno era di Ripacandida, in provincia di Potenza, un paesino (attualmente conta circa 1500 abitanti) sulle pendici del monte Vulture. Un lucano, quindi. Zona agricola e soprattutto vinicola, dove si produce un ottimo Aglianico. Lì il cognome Mastantuono è molto diffuso e Cristian, il padre di Franco (che è stato il suo primo allenatore da bambino) è riuscito a ritrovare un po' di parenti con cui è in contatto. La mamma invece si chiama Sofia Bruno ed è laureata in sociologia. Tutto molto italiano, ma Franco non ha mai pensato alla maglia azzurra, anché perché è stato chamato giovanissimo a vestire quella albiceleste, con esordio il 6 giugno 2025, ancora minortenne, in una partita di qualificazione mondiale contro il Cile. Finora 4 presenze, più 31 tra Under 17 e Under 20. Però ora potrebbe trovare la "sua" Italia attraverso una squadra di club.