Venti minuti di ottimo Napoli: quello è il concetto su cui lavorare. Venti minuti di dominio territoriale, di combinazioni quasi sempre perfette, anche di conclusioni verso la porta. I successivi settanta non sono da buttare, hanno dato delle indicazioni da mettere nel calderone delle informazioni raccolte tra Dimaro e Castel di Sangro. Da qui all’inizio del campionato probabilmente arriveranno un altro paio di giocatori, tornerà qualche altro titolare, ci saranno piccoli assestamenti. Una scelta sembra definitiva, quella del 4-3-3. Che in quei venti minuti ha dato buoni frutti.
Sulla fascia destra, Max Allegri può stare tranquillo. Politano e Di Lorenzo sono già pronti per le sfide importanti, si sovrappongono che è un piacere. In mezzo al loro, va ancora affinata la condizione di Anguissa, che contro il Celta completa la catena. Non a caso Allegri lo ha tolto alla fine del primo tempo per continuare l'esperimento di Vergara mezzala. Gli altri due invece si trovano alla perfezione, risultato di anni passati a scorrazzare sulla stessa fascia. Proprio da una combinazione tra i due nasce il gol dell'1-0 pr gli azzurri, una punizione pennellata da Politano per la testa del capitano. Tutto perfetto al millimetro.
Un Di Lorenzo particolarmente affamato di gol scheggia anche una traversa poco prima della fine del primo tempo. Un po' meno oliati i meccanismi della catena di sinistra, anche perché ci giocano elementi con caratteristiche diverse. Alisson Santos è un solista che segue la sua ispirazione, Olivera era ormai abituato a giocare da centrale di sinistra in una difesa a tre. McTominay non è ancora in condizione e deve riadattarsi un po' al ruolo di mezzala sinistra che gli ha cucito addosso Allegri.
Tra qualche giorno verrà ceduto Lukaku, probabilmente arriverà un altro centravanti. Per il momento c'è Rasmus Hojlund: basta e avanza. Il danese è già in condizione, spinto anche dall'autostima dei grandi attaccanti. Sfida senza paura tutta la difesa avversaria, si porta a spasso i marcatori senza mai rischiare di perdere palloni sanguinosi, come succede dopo poco più di un quarto d'ora, concludendo l'azione con un passaggio per Alisson che tira troppo piano. Molte volte la linea è diretta dal portiere Milinkovic-Savic a Hojlund e qualcosa succede a quel punto. Meno incisivo (anche un paio di occasioni sprecate) risulta l'apporto di Lucca.
È il cuore della squadra che deve essere un po' assestato. Per il regista dei due scudetti, Lobotka, si tratta solo di tempo. Deve ritrovare la condizione giusta per cambiare ritmo, ma la saggezza è sempre la stessa. Continua a non convincere al centro della difesa Rafa Marin, che da quando è stato acquistato non ha dato grandi gioie al Napoli. Un motivo ci sarà. Qualche incertezza da parte sua ha trascinato con sé anche Rrahmani, che ha commesso qualche errore inusuale per lui. Marin però - ammesso che resti in maglia azzurra - è sempre e comunque un'alternativa e non un titolare.
Nell'ultima mezz'ora, Allegri rivoluziona la squadra, cambiando praticamente tutti gli effettivi. Dal 4-3-3 si passa al 4-2-3-1 e l'esperimento più audace è l'utilizzo di Kevin De Bruyne da centrocampista centrale, al fianco del rientrante Gilmour. Per De Bruyne non è cosa: appena va a compiere un movimento da playmaker, commette in concorso con il portiere Meret l'errore clamoroso che porta all'1-1 segnato dal Celta Vigo. Tra i giocatori entrati in questa fase della partita, piace molto Lang con le sue accelerazioni sulla fascia sinistra, piace meno Lucca che in mezzo all'area non sempre ha la lucidità di concludere come andrebbe fatto. Ha la scusa del fisico difficile da gestire, altri non hanno nemmeno quello.