Scenari

La Cina si è comprata l'Europa

Dalla metà degli anni Duemila, Pechino ha investito in oltre 130 aziende di componentistica automotive

di Tommaso Marcoli
© Ufficio Stampa

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La presenza cinese in Europa ha ormai assunto i toni di un trasferimento di competenze. Dalla metà degli anni Duemila, Pechino ha investito direttamente in oltre 130 aziende di componentistica automotive, soprattutto in Francia e Germania. Quest'espansione potrebbe arrivare a includere due o tre dei primi dieci produttori globali nei prossimi anni, togliendoci la leadership.
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L'automotive è stato il primo settore per investimenti esteri diretti cinesi in Europa nel 2025: 7,6 miliardi di euro (+46% rispetto al 2024 Fonte: Rhodium Group). Il 93% di queste risorse è stato destinato alla filiera "elettrica", quindi batterie e componentistica per EV. La quota dell'automotive sul totale degli FDI cinesi in Europa è scesa dal 52% del 2024 al 45%. Fa impressione il dato sulle acquisizioni: la Cina ha speso 7,9 miliardi di euro per comprarsi - o fondersi con - intere società europee, non solo nel settore auto.
Regole e competenze
I cinesi acquisiscono aziende di componentistica di piccole e medie dimensioni per un duplice motivo. Innanzitutto, le competenze: qui si nasconde un rischio strategico per l'Europa, perché si possono creare incertezze nella filiera integrata. Soprattutto quando il fornitore raggiunto è l'unica fonte per componenti critici. In secondo luogo, per aggirare le norme che richiedono contenuto e manodopera UE. Comprare significa assegnarsi il "Made in EU" senza costruire impianti da zero. Risparmiando soldi e tempo.

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