
Juve e Milan devono rispondere a Inter e Napoli: per Spalletti e Amorim sono finiti gli esperimenti
A Frosinone e Torino, sponda granata, bianconeri e rossoneri sono subito chiamati a un debutto da tre punti

Anche se in fase di assestamento, anche senza la certezza su quale sia la squadra del futuro, anche se il mercato rende precaria qualsiasi ipotesi, Juve e Milan hanno già il compito di non restare indietro. Inter e Napoli hanno vinto e non ci può permettere passi falsi, anche se siamo solo alla prima di campionato. In Italia succede così. In Premier, United e Tottenham possono venire massacrate da una neopromossa o dal Brentford e al massimo si scatena qualche tabloid, da noi si parla già di fallimento.
A proposito di neopromosse, Spalletti riparte da Frosinone, da una squadra resa brillante da Alvini e portata a guadagnarsi un salto di categoria meritatissimo. I bianconeri ci arrivano dopo un'estate complicata, con trattative portate per le lunghe, dubbi amletici che hanno attraversato il campo dalla porta all'attacco. Lucianone ha subito messo in chiaro che i due nuovi vertici della squadra saranno titolari. Vicario e Kolo Muani sono i punti fermi di una squadra che continuerà ad affidarsi all'estro di Yildiz, all'eclettismo super dinamico di McKennie e agli uno contro uno, spesso dispersivi, di Conceiçao. L'altra novità è la fantasia del giovane bosniaco Alajbegovic, destinato alla panchina ma pronto a dare la scossa a partita in corso per quello che lo Spallettone ha chiamato lo "shock temporale". L'altra novità arriva dal compagno di Locatelli davanti alla difesa: Douglas Luiz, quello che l'allenatore bianconero vuole trasformare da re degli oggetti sconosciuti della dimenticabile fase Thiago Motta, a regista-incursore padrone del centrocampo.
Se Luciano ha un trentennio di lavoro alle spalle, che gli permette di avere qualche silenziatore in più caricato sulle armi della critica, Amorim si ritrova a non potersi permettere passi falsi alla prima vera partita in Italia. In più c'è il problema di debuttare a Torino, sponda granata, nella nuova brillante versione targata Abate. Il Milan è un cantiere ancora aperto, tra ruoli scoperti e giocatori, anche illustri, che non sanno quale sarà il loro futuro immediato. L'allenatore portoghese, che nella poca felice esperienza allo United ha detto che non cambierebbe sistema di gioco nemmeno se glielo chiedesse il Papa, non deroga dal suo sistema con tre difensori, quattro centrocampisti e due trequartisti alle spalle di Sergio Ramos, sempre più atteso come uno della Provvidenza al centro dell'attacco. Anche perché le incognite non mancano. Cissé è una scommessa, Loftus-Cheek un'incognita. A loro è affidato il supporto alla punta portoghese, insieme alla regia di Modric, affiancato da un centrocampista più difensivo come Musah, e al lavoro a tutta fascia di Chukwueze ed Estupinian. Davanti a Maignan, il nuovo arrivo Gila insieme a Gabbia e Pavlovic. Basterà per una partenza credibile? Lo scopriremo a breve, sperando che, in ogni caso, Amorim abbia le spalle pesanti per sopportare la carica di veleno che attende gli allenatori che provano a dare un gioco offensivo alle proprie squadre, nella splendida cornice del Bel Paese.