Vicario, Celik, Douglas Luiz e Kolo Muani. Quattro nuovi acquisti, uno per ruolo, se comprendiamo anche il centrocampista brasiliano rientrato da Nottingham Forest e Aston Villa, subito schierati dall'inizio da Luciano Spalletti nella sua Juventus a Frosinone. Normale che per i bianconeri ci sia voluto un buon quarto d'ora per trovare spazi e intese varie, dopo gli esperimenti delle amichevoli con formazioni lontane da quelle delle gare ufficiali. Così come è scontato che la gestione dell'ultima mezz'ora vada affinata: impossibile rischiare così tanto, lasciare due punti allo Stirpe sarebbe stato un crimine per la solidità e superiorità mostrata, come da pronostici, nei primi 60'. Lo 0-1 era strettissimo a quel punto, ma è mancata lucidità negli ultimi metri con troppe occasioni sprecate.
Con Yildiz marcato stretto, la Juve di Frosinone pendeva più a destra: è stato Conceicao l'uomo in più sulla fascia, subito scattante con tanta gamba per arrivare sul fondo e mettere palloni a rimorchio, poi l'assist pregevole per Bremer. Il gol divorato a inizio ripresa, su assist di Celik, però racconta che l'allenatore ha ancora tanto lavoro da fare per rendere il portoghese concreto e non solo bello da vedere. Appena 4 e 7 gol complessivi nelle ultime due stagioni (ma è anche l'attaccante con più assist in Serie A nel 2026, 6): l'esterno offensivo titolare della Juve deve incidere di più.
La regia di Douglas Luiz e Locatelli non ruba certo l'occhio, ma ha fatto arrivare presto palloni ai quattro uomini offensivi, soprattutto nel primo tempo, nonostante i tentativi di Calò e Schmid di bloccare le fonti di gioco. Nota di merito per Douglas: a fine primo tempo aveva già percorso più di 5 chilometri in campo ed è stato tra i primi in questa speciale classifica, a confermare la voglia di mettersi a disposizione anche sul piano atletico, come richiesto da Spalletti.
L'erroraccio prima del gol del vantaggio di Bremer ha segnato in buona parte la partita di Kolo Muani, la cui presenza e possibilità di strappare in velocità impensierirà comunque la maggior parte delle difese italiane. Resta il fatto, al di là delle parole di Spalletti indirizzate anche a forzare la mano sul mercato, che il francese è un buon riferimento offensivo, con la maglia numero 9 a dargli un'autorità nuova rispetto alla passata esperienza torinese, condivisa con Vlahovic. Oltre a Kolo Muani, la salita dei centrali Bremer e Kelly rende le torri juventine una vera e propria minaccia in ogni calcio piazzato, altro punto a favore di Spalletti come dimostrato dal gol-vittoria.
Kalulu si è confermato solidissimo sulla destra, sfiorando anche il gol con il palo prima dell'intervallo. Dall'altra parte, Celik è il jolly della difesa bianconera e un acquisto sicuramente sottovalutato, in attesa di vederlo all'opera contro avversari di spessore diverso da una neopromossa come il Frosinone, tra l'altro apparso credibile a cospetto di una big. La trequarti, anche se è riduttivo definire una sola zona di campo per lui, è sempre presidiata da McKennie, coltellino svizzero a cui Spalletti fa ormai molta fatica a rinunciare nonostante qualche errore di troppo sul piano tecnico.
I cambi hanno regalato solamente qualche spunto sparso tra Zhegrova e Boga, poi Vicario - serata praticamente da spettatore a parte due interventi telefonati - ha lasciato spazio a Perin a causa dei crampi, obbligandolo a osservare il pericoloso colpo di testa di Calvani allo scadere. Aspettando Alajbegovic, un secondo attaccante ("con altre caratteristiche", specifica Spalletti) e magari anche Kessié. Non è ancora la sua Juve, per uomini e per principi di gioco applicati sugli interi 90 minuti, ma per il buon Luciano ci sono i margini affinché migliori in fretta e la diventi, o almeno ci si avvicini. Presto se ne potrebbe convincere anche lui.