FORMULA 1

Il Mondiale in testa: Antonelli come Ascari, Monza è già calda per Kimi

L'ormai ventenne pilota della Mercedes è il primo italiano leader del Mondiale a Monza settantatré anni dopo il grande campione milanese

di Stefano Gatti
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Mancano ancora poco meno di due settimane al Gran Premio d'Italia ma - nemmeno il tempo di archiviare Zandvoort - e la febbre Monza sale già di temperatura ad ogni ora che passa. Quasi inutile dirlo: tutta l'attenzione è su Kimi Antonelli - vent'anni martedì 25 agosto - che, nonostante un fine settimana olandese di alti e bassi (gli alti sono comunque sono stati di più) si avvicina al tredicesimo appuntamento del calendario da leader riconfermato e rafforzato. Agli aspetti più strettamente di attualità si aggiunge quest'anno il risvolto romantico: Kimi è il primo pilota italiano a presentarsi a Monza da leader appunto della classifica generale settantatré anni dopo Alberto Ascari che domenica 13 settembre 1953 affrontò da leader della classifica generale ma soprattutto da campione del mondo (per la seconda volta consecutiva) la ventiquattresima edizione del Gran Premio d'Italia, avendo chiuso la partita iridata con Juan Manuel Fangio e Nino Farina tre settimane prima nel Gran Premio di Svizzera a Berna sul circuito di Bremgarten.

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Ultima tappa di quella stagione, la gara monzese di settantatré anni fa (dove era arrivato secondo nel 1950 ed aveva vinto neil 1951 e nel 1953) si concluse per "Ciccio" Ascari con un ritiro a causa di un testacoda mentre si trovava al comando al... settantanovesimo e penultimi degli ottanta (!) giri in programma. Sì perché a quell'epoca il GP si corre sulla distanza dei cinquecento chilometri. Ad ereditare la vittoria fu il suo grande rivale Fangio. Ascari avrebbe trovato la morte due anni e mezzo dopo proprio a Monza (in prove libere e in circostanze mai chiarite fino in fondo) nella curva che in seguito sarebbe stata ribattezzata in suo onore Variante Ascari.

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Tornando ad Antonelli, il leader del Mondiale si appresta a disputare il suo secondo Gran Premio d'Italia all'Autodromo Nazionale, vinto l'anno scorso da Max Verstappen davanti alle McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri e chiuso l'anno scorso senza infamia e senza lode (ennesima tappa di un'estate per lui difficilissima) in nona posizione dietro alla Sauber-Ferrari di Gabriel Bortoleto e davanti alla Racing Bulls di Isack Hadjar (entrambi rookie come lui) dietro dopo essere scattato dall'interno della quarta fila dello schieramento di partenza, affiancato da Bortoleto. Senza dimenticare l'esordio assoluto al volante di una monoposto da GP nell'ambito di un weekend di gara l'anno prima nelle prove libere del venerdì, terminato ingloriosamente nella sabbia della Parabolica al volante della Mercedes abitualmente guidata da George Russell, il pilota che avrebbe affiancato nel team di Brackley pochi mesi più tardi.

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E se quest'anno per Kimi il weekend monzese parte in salita (causa scelta di sostituire la power unit andando quindi in penalità), c'è da scommettere che il nostro vorrà farsi un bel regalo per l'ormai imminente ventesimo compleanno e farne uno ancora più grande alla sua famiglia naturale e a quella "allargata" (a dismisura) dei tifosi italiani, sotto forma magari di una vittoria a Monza. Tornando alla storia, l'ultima volta di un pilota italiano sul gradino più alto del Gran Premio d'Italia è stata quella del torinese Ludovico Scarfiotti con la Ferrari domenica 4 settembre 1966, sessant'anni fa. Provaci ancora, Kimi!