Perché in noi c'è tutto; basta cercarlo e saperlo cercare. Lo ha scritto Fernando Pessoa, che di professione faceva lo scrittore e non l'allenatore di calcio, ma inconsciamente l'hanno messo in pratica Amorim, Spalletti, Allegri e Chivu. Avevano in mano alcuni giocatori che sembravano totalmente inutilizzabili, che due mesi fa o anche meno venivano considerati fuori dai rispettivi progetti. Inservibili. Irrecuperabili. Li hanno fatti resuscitare, andando a scavare nei loro malesseri. E nella prima giornata di campionato quei giocatori hanno dato il loro contributo, in alcuni casi fondamentale.
Nel Milan il "miracolo" è in un certo senso doppio. Amorim sta dando fiducia a Yunus Musah, che i suoi precedessori avevano accantonato e che San Siro aveva sbeffeggiato, come se avesse dimenticato come si gioca a calcio. L'anno scorso è andato in prestito all'Atalanta, che l'ha impiegato 19 volte in campionato ma non l'ha riscattato. Il club rossonero se l'è visto tornare indietro come se fosse un problema. L'ha offerto in giro per il mondo, senza trovare acquirenti, poi il nuovo allenatore gli ha dato fiducia. Titolare accanto a Jashari, con Modric comodo in panchina e Rabiot dirottato in un nuovo ruolo. E se qualcuno avesse dubbi sul suo apporto, può andare a rivedere i primi minuti di gioco, quando un suo recupero difensivo si è trasformato in una pericolosissima azione d'attacco. L'altro resuscitato dalla cura Amorim è Samuel Chukwueze, anch'egli rientrato da un prestito, in questo caso al Fulham. Sempre pensato come un attaccante esterno, sta diventando - convinto di diventarlo - un cursore a tutta fascia. Ben protetto alle spalle da Gila, si esibisce spesso in quegli spunti che creano superiorità numerica e consentono di mettere in difficoltà gli avversari, soprattutto quando gli concedono gli uno contro uno. Non male come inizio, mister Amorim.
Reduce da un'odissea infinita che ha riguardato Arthur, la Juventus temeva di dover ripetere lo stesso percorso con Douglas Luiz, preso nel 2024 con un investimento da 50 milioni e mai integrato bene nei meccanismi della squadra. Sembrava avesse dimenticato come si calcia un pallone. Non è andato meglio durante i due prestiti in Premier, al Nottingham Forest e all'Aston Villa, club da cui la Juventus lo aveva acquistato due anni fa. Vinta l'Europa League, il Villa l'ha mandato indietro. In ritiro e nella tournèe precampionato, Spalletti si è trovato in mano un giocatore diverso da quello che gli avevano dipinto: buona volontà, saggezza tattica, buona visione. Ha iniziato a dargli minuti e ora ne è soddisfatto: "È un giocatore che il calcio lo conosce, ha qualità tecnica, ha anticipazione. Servirebbe un po' più di passo, ma lo spingeremo". Doveva essere il primo ad andarsene, invece resterà.
Di solito i grandi giocatori non sono un problema, se mai una soluzione. L'anomalia è quando non giocano. Il problema di Kevin De Bruyne, l'anno scorso, era che nel progetto di Conte rientrava poco o niente, anche se l'allenatore del quarto scudetto non lo ammetterà mai. Quando è uscito dal Mondiale, il fuoriclasse belga è stato criptico: "Ora ho bisogno di riposare, non so cosa c'è nel futuro". Lo volevano in America, forse ci stava anche pensando. Le vacanze le ha fatte per davvero, poi si è ripresentato al cospetto di Max Allegri che per i giocatori di quel tipo ha sempre avuto un debole. Eccolo allora in campo per una mezz'oretta nel debutto contro il Genoa, gol decisivo anche se forse viziato da un fallo. Ma non è questo il punto. ll punto è che quando ci si può permettere di buttare dentro un campione del genere, vincere non è scontato ma è un tantino più semplice.
Nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno Andy Diouf potesse essere il miglior giocatore alla pari di Pio Esposito in una partita dell'Inter. Pura utopia. Era arrivato per fare la mezzala, ma lo spazio era talmente poco che è stato necessario dirottarlo. O meglio, decentrarlo. In precampionato, con un sorriso beffardo, Chivu ha detto: "Ho la pazza idea di farlo diventare un quinto". Dove per quinto, per chi preferisse un lessico calcistico tradizionale, si intende un esterno a tutta fascia. L'esperimento sta riuscendo molto bene, decisamente meglio rispetto a quanto sia avvenuto con il timido Luis Henrique. In amichevole, Diouf ha segnato una doppietta contro il Karlsruhe, nella prima giornata di campionato ha sfornato due assist e diverse giocate da applausi. Già, perché se un giocatore arriva a certi livelli, qualcosa di importante dentro deve avere. Basta saper cercare.