Storie

Dopo l'alluvione, Fiat seppellì centinaia di 500

Dopo la tragedia del novembre 1966, le utilitarie distrutte furono portate da Firenze a Moncalieri per essere sotterrate

di Tommaso Marcoli
© Foto da web

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Chi c'era racconta della forza dell'Arno che fuoriesce dagli argini e travolge la città. Firenze si ritrova in poche ore sotto uno strato di acqua e fango denso e compatto. Agisce come una frana, improvvisa e inarrestabile, senza alcun riguardo per uno dei centri storici più preziosi del mondo. L'alluvione del novembre 1966 è una delle più disastrose del Novecento e non ha pietà per le persone, i palazzi e le automobili.
Colpite e affondate
A metà anni '60, in pieno boom economico, i fiorentini (come molti italiani) hanno in gran parte acquistato la Nuova Fiat 500. Uno dei simboli di un'epoca fortunata e forse irripetibile. L'utilitaria bella e furba che ha dato una svolta al concetto di mobilità privata. Allora come oggi, i garage - soprattutto nel centro storico - non erano poi così abbondanti e la maggior parte parcheggiava la propria vettura in strada. La piena, però, utilizza le vie della città come piste dove poter correre e nessun ostacolo può fermarla.
Irrecuperabili
Terminata la furia della natura, e fatta la conta dei danni, bisogna ripulire Firenze. Arrivano giovani volontari da tutta Europa, passeranno alle cronache come "gli Angeli del fango". Le automobili sono uno dei problemi più urgenti, perché essendosi accatastate, bloccano l'accesso ai soccorsi. Vetri rotti, lamiere piegate e pneumatici mettono in pausa il film di un'Italia felice e ottimista. Presa contezza di non poterle recuperare, si scelse di sbarazzarsene seppellendole sotto terra.
Seppellite
A un anno circa dalla tragedia, la Fiat acquistò un terreno nei pressi di Moncalieri da destinare a deposito di rifiuti industriali propri. Un'ampia area che sarà utilizzata per "smaltire" il problema delle automobili alluvionate di Firenze. La soluzione fu quella di seppellirle: un cimitero di detriti ancora oggi esistente sopra il quale, nel 1991, fu costruito un complesso di edifici a uso industriale. La storia delle utilitarie dell'alluvione del 1966 giace sotto metri di terra e cemento, nascosta tra la tragedia e la vergogna.

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