"La forza di Kimi è la leggerezza con la quale dimostra di poter gestire la pressione senza farsene travolgere. Credo che la sua giovane età lo aiuti molto da questo punto di vista".
Domenica scorsa a Monza Toto Wolff, plenipotenzario Mercedes e padre putativo di Antonelli, ha sottolineato al limite della commozione una sorta di paradosso a proposito della crescita esponenziale del suo pilota, attribuendo alla sua giovane età (ed a maggior ragione alla sua freschezza) l'abilità nel gestire la pressione senza accusarne il peso e le eventuali controindicazioni. Alla ricerca delle motivazioni dell'attuale successo di Kimi, possiamo allargare il ragionamento ad un aspetto tecnicamente più rilevante e anche abbastanza evidente, che ha la sua controprova negli altri rookie o recenti rookie del Mondiale. La giovane età sembra tradursi in una maggiore adattabilità di AKA (e dei suoi pari età o esperienza-ancora relativamente poca) alla Formula Uno "a recupero di energia" del giorno d'oggi: quella che i suoi e i loro colleghi da più tempo sulla griglia di partenza sembrano a malapena tollerare, paragonandola al regolamento tecnico precedente e in alcuni casi (Hamilton, Alonso soprattutto) anche a quelli del passato: dieci-quindici anni fa.
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Non è questione di rimpianti, nostalgie e recriminazioni che lasciano il tempo che trovano quando il cronometro scatta. Il fatto è che Kimi sembra fatto apposta per questa Formula Uno, plasmato con essa e per essa e - in quanto tale e dall'alto del suo talento e di una monoposto top - il pilota perfetto per sfruttare le attuali monoposto fino all'ultimo cavallo, pardon kilowatt. Quello che a lui viene naturale, a piloti con un palmarès al momento ben più ricco del suo richiede un impegno anche solo marginalmente maggiore ma - si sa - in Formula Uno frazioni di secondo anzi millesimi fanno tutta la differenza. È un po' come quando il ragazzino nativo digitale bagna il naso al fratellone dalla formazione analogica.
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La teoria è avvalorata dal rendimento dei colleghi di Kimi. A Monza Arvid Lindblad ha confermato la continua ascesa che ha fatto di lui un assiduo frequentatore della zona-punti, anche grazie ad alcune performance di rilievo in qualifica. Come lui il suo compagno di squadra (attualmente sostituto di Hadjar sull'astronave-madre Red Bull) Liam Lawson. Senza dimenticare le sempre più frequenti "punzecchiature" di Franco Colapinto al ben più esperto compagno di squadra Alpine Pierre Gasly, l'accertata superiorità di Oliver Bearman con la Haas-Ferrari al (peraltro separato in casa) Esteban Ocon e ancora il filo da torcere che Gabriel Bortoleto dà al navigato Nico Hulkenberg (rispettivamente dieci e sei punti nella classifica generale) nel garage Audi. Fa un po' eccezione Isack Hadjar (relativamente, è pur sempre ottavo nel Mondiale con due GP in meno, quasi tre), ma nel suo caso sull'altro piatto della bilancia c'è pur sempre Max Verstappen...
Kimi Antonelli sembra insomma la punta di diamante di una generazione che cresce straordinariamente in fretta e dà l'impressione di fare tutt'uno con la propria monoposto più di quella che l'ha preceduta e che - per quanto ancora? - occupa il centro della scena, pronta però a scalzarla via, come è sempre successo e come è naturale che sia. Kimi e gli altri: provate a prenderlo!
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