Nei giorni del Madring ai più attenti non è sfuggito, tutti gli altri ne prenderanno nota molto presto, magari già a fine mese a Baku: lo sguardo di Kimi Antonelli è cambiato. Non solo lo sguardo: proprio l'espressione. Sfumature da cogliere con attenzione ma indiscutibili e che sanno di consapevolezza e di responsabilità. Monza ha introdotto una svolta, Madrid l'ha confermata. I record di precocità arrivano uno dopo l'altro, fioccano addirittura, è quasi stucchevole ormai snocciolarli e metterli in fila. Quando ne arrivano uno, due, tre, poi è logico che altri seguano. Serve ben altro per definire Kimi, serve spingere lo sguardo (quello degli osservatori in questo caso) oltre il muretto dei box. Antonelli diventa grande ben al di là delle cifre. Ottantuno punti di vantaggio sul compagno di squadra Russell? Sì d'accordo, pure George se ne è convinto. Centouno sul ferrarista Hamilton? Niente male, un avversario in meno per il titolo. Però non è questo il punto, non si tratta di punti. In ballo, sotto gli occhi dei più attenti oggi, di tutti domani, c'è quello sguardo, c'è un modo di porsi - consapevole e autorevole - che a Madrid è emerso prepotentemente in superficie: nei messaggi radio in gara, davanti ai microfoni e alle telecamere.
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La stessa consapevolezza che Kimi certamente aveva già da tempo davanti allo specchio, nel privato, ma che ora può permettersi di rivelare al mondo e di farlo con la spontaneità di sempre. KImi diventa grande agli occhi del mondo e non è solo questione di vincere una domenica sì e l'altra pure. Crescere senza perdere la freschezza che ti porti dentro è un valore aggiunto e fa la differenza. Ben oltre le coppe, i primati, i doveri di un personaggio pubblico. Quasi globale.
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