IL SOGNO

Rosa profonda, gioco ma anche resistenza: Como, lo scudetto non è utopia

Dopo l'esordio in Champions, i lariani non patiscono l'impegno infrasettimanale e vincono ancora. Roma e Inter vanno forte, ma Fabregas...

In queste prime battute di campionato l'asse Roma-Milano sta regalando la prima, seppur precoce, mini-sfida scudetto. La sorte ha voluto che, prima della sosta, Roma Inter si ritrovassero una contro l'altra a contendersi il primato. Ma c'è un'altra città che va inserita di diritto in questo duello. Non è Torino, non è Napoli, bensì Como

Dietro alle due capoliste, appaiata alla Lazio a dieci punti, c'è la squadra di Fabregas. Balbettanti all'esordio stagionale a Udine, i lariani hanno ripreso la marcia inanellando quattro successi filati tra Serie A e Champions. Come partenza non c'è male, soprattutto per una squadra non abituata al doppio impegno. Merito di un gruppo ben assemblato durante l'estate, che sta già dando le prime risposte. 

Reduce dall'abbuffata europea, il Como poteva patire la terza gara in dieci giorni, specialmente contro un Parma chiuso e che poteva colpire in ripartenza. Il risultato è stata una prova non esaltante, ma comunque convincente di Da Cunha e soci, obbligati a un finale di lieve sofferenza nel recupero del secondo tempo. Per il resto, l'identità di gioco rimane quella di sempre, che sia contro un'avversaria schierata con blocco basso, con le big italiane o nella massima competizione europea. 

Una squadra forgiata sull'identità del suo allenatore, cui sembrano essersi conformati anche i nuovi arrivati. Buona la prima per il neo portiere Robert Sanchez, titolare un po' a sorpresa al posto di Butez. Come non citare anche Bruno Kaiki, laterale che ama sganciarsi (vedi il sigillo sul raddoppio) ma attento anche in difesa. Parola d'ordine qualità anche a centrocampo, dove sono molteplici le scelte a disposizione di Fabregas. Da Cunha rimane l'imprescindibile, ma anche il capitano potrà riposare grazie all'interscambiabilità che garantiscono Perrone, Milla e Ricci

Il tasso di fantasia è altissimo sulla trequarti e in attacco. Inutile citare Baturina, Nico Paz e compagnia cantante. Tutto pane per i denti del goleador Douvikas. Unica nota appena stonata del tardo pomeriggio di ieri al "Sinigaglia" è Moise Kean, ma l'azzurro avrà modo di integrarsi negli schemi lariani. 

Insomma, la rosa è stata costruita a regola d'arte. E chissà che non possano arrivare ulteriori rinforzi, specialmente se a fine gennaio il Como sarà ancora lassù. È vero, l'Inter rimane la favorita per il titolo. I nerazzurri, anche contro l'Udinese, hanno esibito la propria strapotenza e le molteplici soluzione offensive, malgrado una difesa che scricchiola. Si sta candidando fortemente per la lotta scudetto anche la Roma, con un Malen in stato di grazia e una corale sempre più improntata sui principi "gasperiniani". 

Ma questo Como può veramente sognare in grande. Il primo scenario allettante è passare la sosta in vetta e potrebbe verificarsi qualora Roma e Inter pareggiassero e i biancoblù sbancassero Frosinone. Va verificata la tenuta fisica e mentale a lungo termine, specialmente guardando il calendario che attende Fabregas. Ma i comaschi hanno la scorza dura e in più occasioni hanno dimostrato come, in alcuni momenti, sappiano immettere nell'ingranaggio un po' di malizia all'italiana. Anche per un giochista come Cesc, qualche sprazzo di partita con il baricentro basso non è eresia. 

Sulle sponde del lago c'è tutto per sognare. Anche se parlare di sorpresa non rende giustizia al Como. Una realtà affermata del nostro calcio, il "dentista" che dalla Serie D può anche arrivare sul tetto d'Italia.