Raccontare che la transizione energetica stesse proseguendo a marcia trionfale era una favola che funzionava bene solo sulla carta. Ma quando la politica e i numeri della realtà si incontrano a muso duro, il botto è di quelli che si ricordano. E l'America, con la sua consueta brutalità quando si parla di industria e posti di lavoro, sta mostrando al mondo cosa succede quando si prova a forzare il mercato prima del tempo.
Dalla "Battery Belt" ai cancelli chiusi
Negli ultimi anni, tra l'Ohio, il Kentucky e l'Indiana — la cosiddetta Battery Belt americana —, sono stati investiti decine di miliardi di dollari. L'idea di fondo era ammirevole: strappare alla Cina il monopolio delle batterie e creare una nuova era d'oro per la manifattura USA. Ma tra il dire e il fare ci si è messa di mezzo la freddezza dei clienti, spaventati da listini troppo alti e da un'autonomia ancora poco rassicurante. Poi è arrivata la scure della politica: il taglio dell'incentivo da 7.500 dollari per l'acquisto di auto elettriche e l'allentamento delle normative sui consumi hanno fatto crollare l'impianto. Risultato? Progetti congelati, fabbriche nuove di zecca vuote e decine di migliaia di operai mandati a casa.
Il ritorno del V8 e il paradosso dei server
Mentre i colossi di Detroit svalutano gli investimenti sull'elettrico per cifre mostruose — Ford e Stellantis in testa —, a festeggiare è chi ha scommesso sul ritorno della benzina. A stento si crede alla svolta: nei capannoni si pensa di riconvertire le linee per produrre batterie da accumulo destinate ai data center per l'Intelligenza Artificiale. Nel frattempo Stellantis rimette in moto i suoi "muscle truck" Ram con motori V8 da 6.4 litri e Ford ripensa i suoi stabilimenti per produrre pick-up a combustione. Un'inversione a U in piena regola.
Una scommessa a breve termine
Certo, nel breve periodo i costruttori americani torneranno a macinare utili vendendo i soliti, redditizi pick-up a benzina che gli automobilisti d'oltreoceano chiedono a gran voce. Ma a guardare oltre i confini di casa c'è poco da stare allegri. Mentre gli USA innestano la retromarcia per accontentare un mercato interno allergico alla spina, la Cina continua a correre a ritmi serrati sull'elettrificazione. Il rischio, per Detroit, è di trovarsi tra qualche anno a produrre automobili perfette per il proprio cortile, ma completamente obsolete per il resto del pianeta.
Strategie
Come l'America ha staccato la spina all'auto elettrica
L'industria USA mette un freno alla transizione energetica lasciando strada libera alla Cina
© Ufficio Stampa
Continua a leggere su sportmediaset