Scenari

BYD e il sogno Europa: la fabbrica è solo l'inizio

Il marchio cinese è in difficoltà sul mercato interno e punta tutto sull'export con una "flotta" in grado di trasportare fino a 130 mila veicoli

di Tommaso Marcoli
© Ufficio Stampa

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BYD non ha bisogno di altre presentazioni. Una sigla che sta per "Build Your Dreams" (Costruisci i tuoi sogni) e il cui sogno è l'Europa tra nuove fabbriche e un export senza limiti. D'altronde le difficoltà su un mercato interno saturo sono note, ma di ridurre o limitare la produzione non se ne parla. Anzi.
Nuove navi
Il marchio cinese possiede una flotta di navi cargo che, attualmente, gli permette di esportare 1 milione di auto dalla madrepatria al mondo. Non abbastanza: BYD ha recentemente ordinato altre 10 navi portando a 18 il numero totale, per una capacità di carico pari a 130 mila unità. Significa poter "inviare" 2,5 milioni di veicoli in un anno. Il mercato dell'automobile cinese è crollato (-43% per BYD su base annua) e l'offerta di modelli a buon mercato cresce a un ritmo così rapido che i consumatori non riescono a garantire il rinnovamento del parco.
Fabbrica
Gli occhi sono dunque tutti puntati sull'Europa: il Vecchio Continente è un mercato ricco e in fase di profonda trasformazione. BYD sta riuscendo a insidiarsi con veicoli accessibili in segmenti strategici offrendo motorizzazioni elettriche e ibride. L'unico "limite" a un'espansione esplosiva sono i dazi che il marchio cinese intende aggirare. Come? Costruendo tre fabbriche in Europa. L'enorme impianto ungherese è solo l'inizio: tra i Paesi in fase di valutazione ci sono anche Spagna, Francia e Italia. Staremo a vedere.

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