
L'ennesimo aggiustamento del trasformista Spalletti ha riportato la Juve a un livello accettabile
Forse è presto per dire se la squadra è guarita davvero, ma ancora una volta la rotta è stata ritrovata

Ormai è chiaro a tutti quale sia il grande pregio di Luciano Spalletti. Sa reinventarsi, sa mescolare le carte. Non è uno di quegli allenatori dogmatici che partono con il 3-4-1-2 o con il 4-3-3 e in quel modo vanno avanti fino all'infinito, anche a costo di schiantarsi contro un esonero. Lucio non è così. Cambia le squadre in base alle sue esigenze. Non gli hanno comprato un regista, un terzino sinistro e un centravanti da area di rigore? Pazienza. L'ha detto una volta quasi di sfuggita, con pudore e nemmeno in maniera esplicita. Poi ha acceso la luce della sua lampada, ha aperto il quaderno degli appunti e si è messo a studiare il modo di raddrizzare la squadra.
La vittoria sull'Atalanta è il risultato di questo studio. Ci sono dentro tante idee interessanti. Per cominciare, si è visto un eccellente Kolo Muani, un altro giocatore rispetto a quello che si era visto nelle uscite precedenti. Il motivo può essere individuato nel baricentro della squadra, che si è abbassato un pochino e ha dato più spazio all'attaccante, bravissimo a infilarsi negli spazi. Gli è mancato solo il gol, ma ha fatto tutto il resto. L'altra chiave importante del pomeriggio dello Stadium, ma non solo, è la responsabilità sempre maggiore che Douglas Luiz si sta caricando sulle spalle. Soprattutto da quando si è infortunato Locatelli, il brasiliano è cresciuto in maniera esponenziale. Gioca mille palloni, va a dettare passaggi, dà una logica alla squadra. E protegge anche la difesa (soprattutto quando al suo fianco si è visto il vero Sarr), esaltando le qualità di Bremer. Infine Nico Gonzalez. In mezzo a una squadra con dei compiti molto precisi, ha beneficiato di una grande libertà, anche se con qualche indicazione sugli spazi da occupare.
Come spesso è accaduto negli ultimi anni, è troppo presto per dire se la Juventus sia davvero guarita. Quello che va detto è che comunque la scelta di non mettere in discussione Spalletti è la più logica e la più sensata. Una sconfitta come quella contro il Sassuolo può rappresentare un incidente di percorso infatti è stata seguita immediatamente da una rivincita tutt'altro che scontata contro l'Atalanta. Spalletti ha dimostrato che non si tratta di moduli ma di atteggiamento. Nelle partite precedenti, la squadra non aveva mantenuto la stessa concentrazione e aveva commesso errori clamorosi. Contro l'Atalanta i voti sono stati praticamente tutti alti, evento che si verifica quando l'insieme funziona.
Qualcosa di buono si era visto nella partita di Europa League contro il Nec Nimega, ma gli errori degli avversari facevano pensare che non fosse un test attendibile. I tre punti contro l'Atalanta sono molto più significativi, ma ancora di più lo è la prestazione collettiva, che merita un voto molto alto come un voto alto merita l'allenatore.
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