
Buon compleanno Andriy Shevchenko: i 50 anni di un bomber e un uomo vero
Ha fatto la storia della Dinamo Kiev, del Milan e della Nazionale ucraina nonostante un'infanzia difficile

Volevano farlo giocare a hockey, a tutti i costi. Ma a lui i pattini non piacevano proprio. Dove i suoi amici vedevano terreno adatto a imbracciare una mazza e rincorrere un dischetto, Andriy Shevhcenko vedeva altro: una porta fatta con dei sassi o dei giubbotti, un pallone e tanta voglia di fare gol. Alla periferia di Kiev, nel distretto di Obolon (dove Andriy si era trasferito a tre anni insieme ai genitori dal villaggio di Dvirkivscyna dove è nato) i prati erano pochi e spelacchiati, ma alla fine quella passione del calcio è diventata contagiosa anche per gli amici coetanei, che a un certo punto hanno deciso di lasciare a casa mazza e casco per sfidarsi in interminabili partite che duravano pomeriggi interi. Poi a nove anni lo shock di un nuovo trasferimento obbligato, da Kiev alla costa del Mar Nero, per non esporsi al rischio di contaminazione dopo il disastro nucleare di Chernobyl.
Queste sono le radici di un campione, nato quando l’Ucraina faceva ancora parte dell’Unione Sovietica e poi divenuto simbolo di un Paese martoriato, al quale ha dato tutto quello che ha potuto. È stato CT della Nazionale, è presidente federale, è stato nominato nel 2023 consigliere personale del presidente Volodymir Zelenski. Ha provato anche a entrare in Parlamento nel 2012 nelle file del partito Ucraina-Avanti! Ma la lista ha preso soltanto l’1,58% dei voti. Vorrebbe fare molto di più, questo è certo, e grazie alle sue conoscenze internazionali non perde occasione per richiamare l’attenzione sulle sofferenze degli ucraini in guerra.
Adesso Andriy Shevchenko compie 50 anni, è un distinto signore che gira il mondo per rappresentanza, gioca a golf (molto bene) sui campi più prestigiosi, si fa ascoltare con attenzione quando parla, non solo di calcio. Ma gli occhi, quegli occhi inconfondibili, sono ancora quelli del bambino che rincorreva un pallone sul ghiaccio, quelli del campione che guardava di qua e di là nei secondi che precedevano il rigore decisivo contro la Juventus nella finale di Champions League 2002-03, quelli dell’uomo ormai maturo che ringraziava il pubblico milanista nel giorno del primo addio. Il 29 settembre è una data che i tifosi rossoneri non possono dimenticare. In questo giorno nel 1976 è nato Andriy Shevchenko, ma nello stesso giorno, esattamente 40 anni prima, è nato Silvio Berlusconi, il presidente che l’ha portato al Milan e gli ha dato praticamente tutto. Lo ha trattato da subito come un campione, anche quando l’allenatore Alberto Zaccheroni lo sottoponeva al turnover. Lo ha lasciato andare al Chelsea quando Sheva gli disse che gli sarebbe piaciuto giocare per il suo amico Roman Abramovich. Lo ha ripreso in rossonero quando la nostalgia ha bussato alla porta. Non ha mai smesso di volergli infinitamente bene.
Al Milan arrivò soprattutto – ma non solo – grazie a una tripletta e… alla redazione di Sportmediaset. Ariedo Braida, allora direttore sportivo del Milan, aveva segnato sul taccuino il nome di quel velocissimo attaccante della Dinamo Kiev. E il 5 novembre del 1997, Sheva fece qualcosa di fenomenale al Camp Nou: una clamorosa tripletta contro il Barcellona di Louis Van Gaal, travolto per 4-0. Quella sera non c’erano osservatori rossoneri in Catalogna. Allora Braida si mise in contatto con la redazione di Mediaset (che all’epoca deteneva i diritti della Champions League) e si fece confezionare la cassetta Vhs con quei novanta minuti straordinari. In seguito, Shevchenko fu visionato dal vivo e Braida convinse il presidente Berlusconi a investire 45 miliardi di lire per portarlo a Milano nell’estate del 1999. Sembrava tantissimo, ma non era così.
Con la maglia rossonera ha vinto una Champions League, una Supercoppa Europea, uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Con il Chelsea una Coppa d’Inghilterra e una Coppa di Lega. È stato due volte capocannoniere della Serie A e due volte capocannoniere della Champions League. In bacheca ha anche il Pallone d’oro del 2004 e ora che compie 50 anni guarda avanti con fiducia, spera di contribuire a portare l’Ucraina in alto nel calcio e alla pace nella vita reale. Ha fatto molto nei suoi primi 50 anni, può fare ancora di più nei prossimi.