L'ANALISI

Mercato fuori controllo, la Uefa avverte: "La 'bolla' Premier un rischio per l'Europa"

Nell'ultima sessione sfondato il tetto dei 10 miliardi di euro (+8% rispetto al 2025): metà li hanno spesi gli inglesi

L'aumento esponenziale dei costi dei trasferimenti crea un modello "fragile" per i club inglesi, con possibili ripercussioni negative su tutto il calcio europeo. A lanciare l'allarme é il responsabile finanziario della Uefa, Andrea Traverso, curatore del rapporto annuale 'European Club Talent and Competition Landscap'.

Le finanze delle società in tutta Europa sono diventate "più fragili" a causa del boom delle cifre sborsate e della crescita dei debiti legati alle operazioni di mercato, con i club d'oltremanica particolarmente esposti. La spesa complessiva dell'ultimo calciomercato estivo per la prima volta ha sfondato il tetto dei 10 miliardi di euro, con un +8% rispetto al 2025 ed un +43% rispetto al picco pre-pandemico del 2019. Questo flusso di denaro non è però distribuito uniformemente. I club inglesi sono responsabili di quasi la metà della spesa totale e quasi la metà di tale cifra é rimasta all'interno del Paese, principalmente perché sono gli unici in Europa in grado di sostenere certi prezzi. Il valore dei trasferimenti all'interno del mercato inglese é stato superiore alla somma di tutti gli altri mercati nazionali europei. Ed infatti il rapporto parla di "doppia velocità" e "polarizzazione" del mercato.

Se da un lato ciò riflette la supremazia finanziaria della Premier, dall'altro rende il suo calcio più vulnerabile a eventuali correzioni del mercato globale dei trasferimenti. "Le valutazioni continuano a salire vertiginosamente, in particolare nel mercato inglese, aumentando la pressione sui risultati finanziari futuri dei club a causa dei maggiori oneri di ammortamento - sottolinea Traverso - Attualmente questi costi sono in parte compensati da significative plusvalenze, ma ciò crea un modello più fragile, in cui i club dipendono sempre più dal perdurare dell'inflazione del mercato e della liquidità". Un rischio "amplificato dal fatto che molti acquisti non vengono saldati immediatamente; i pagamenti sono spesso dilazionati su più anni, mentre i crediti derivanti dai trasferimenti possono essere ceduti per generare liquidità a breve termine".

Il risultato è un livello crescente di debiti legati ai trasferimenti e una maggiore dipendenza dai flussi di cassa futuri per finanziare gli investimenti passati. Uno dei dati più sorprendenti è che i club inglesi hanno pagato in media 24 milioni di euro per ogni giocatore acquistato, a fronte di una media inferiore ai 5 milioni registrata negli altri principali campionati europei: un esempio lampante del potere d'acquisto della Premier, ma anche della sua esposizione a un eventuale crollo dei valori di mercato. "In tale contesto, qualsiasi rallentamento della domanda, correzione dei valori di trasferimento o inasprimento delle condizioni di credito potrebbe mettere a dura prova la redditività e la sostenibilità finanziaria". Ma il rapporto non contiene solo segnali di allerta. Nella scorsa stagione, ad esempio, l'affluenza complessiva negli stadi europei ha raggiunto il record di 242 milioni di spettatori, segnando un +15% rispetto al periodo pre-pandemia. Premier in testa, naturalmente, con 15,8 milioni di presenze, sebbene la media per partita in Bundesliga (composta da 18 squadre) sia stata leggermente superiore. Italia al quarto posto, dopo Germania e Spagna, con 11,4 milioni (-2%).