L'ANNIVERSARIO

Silvio Berlusconi oggi avrebbe compiuto 90 anni: l'uomo che ha rivoluzionato il Milan e la storia del calcio italiano

Il ricordo del presidente: dal periodo dei trionfi in rossonero al Monza, la rivoluzione di un personaggio leggendario

di Enzo Palladini

Esistono persone che ci sono sempre, anche quando non ci sono. Entrano nelle vite di altri, condizionano un modo di essere e di pensare, sopravvivono a sé stesse. Non è un destino comune, serve avere quel qualcosa in più che porta dei passi avanti non solo per sé stessi ma anche a cascata su categorie di persone, su una generazione e su quelle successive. In molti campi, ma anche e soprattutto nel calcio, Berlusconi ha rappresentato tutto questo. Ha saputo trasformare ogni punto d’arrivo in una nuova partenza, con maggiori motivazioni e una spinta inarrestabile.

Non è appropriato dire che Silvio Berlusconi “avrebbe compiuto novant’anni”. In realtà li compie e insieme a lui li compiono le migliaia di persone che hanno reso realtà le sue utopie, le sue visioni futuriste. Li compie l‘amore della sua vita, il Milan, che nelle sue mani ha abbandonato lo status del grande club decaduto (e retrocesso due volte in Serie B per ragioni diverse) andando a contendere al Real Madrid il trono di squadra più titolata d’Europa.

Ci sono quarant’anni di distanza tra l’apparizione dell’elicottero di Berlusconi a Milanello (con successivo sbarco di tutta la squadra all’Arena di Milano per l’inizio della stagione 1986-87) e l’atterraggio di Gerry Cardinale nello stesso punto geografico. Quarant’anni che si vedono tutti, non solo per i particolari tecnologici dei mezzi di trasporto, che oggi sono sicuramente all’avanguardia assoluta, quanto per l’impatto che questo tipo di approccio esercita sulla gente. Nel 1986 era il segno che qualcosa stava cambiando, che una rivoluzione stava per essere messa in atto. Ma era una rivoluzione che partita da dentro. “Il Milan è una questione di cuore”, è stato sempre il motto del presidente più vincente della storia. Senza badare a spese, soprattutto quando si trattava di portare a San Siro un fuoriclasse. E la gente lo capiva, lo sentiva, lo condivideva. Ascoltava quell’istinto primordiale che diceva “andiamo a San Siro perché qualcosa di bello succederà”. Il Milan oggi è un cosiddetto “asset”, è un investimento che deve fruttare denaro a breve o media scadenza. Non è che Berlusconi volesse buttare i soldi: prima di tutto però voleva vincere.

Gratitudine senza limiti, questo è quanto gli tributano tutti i tifosi milanisti che hanno avuto la fortuna di emozionarsi nelle grandi notti di Champions League, di esaltarsi per le giocate di Kakà, di Van Basten, di Baggio e degli altri fenomeni che hanno vestito la maglia rossonera. I migliori anni della loro vita, questo è il debito morale che i fedelissimi dei colori rossoneri si sentono dentro. Poi ci sono anche quelli del Monza. L’avventura è durata meno, ma in proporzione ha lasciato altrettanto a chi ha sognato per tutta la vita di vedere come fosse fatta la Serie A. Non è stato necessario molto tempo, solo lo spirito giusto. E la squadra brianzola se l’è giocata alla pari con tutte le grandi, senza paura di fallire e con la consapevolezza di avere alle spalle qualcosa di molto solido e inscalfibile.

Un debito di riconoscenza sicuramente lo devono provare anche i tifosi delle altre squadre. La grandezza di quel Milan ha portato le rivali a moltiplicare gli sforzi. Ernesto Pellegrini dovette costruire l’Inter dei tedeschi per reggere il confronto e vincere lo scudetto dei record, la Juventus degli Agnelli dovette passare per un periodo di transizione prima di tornare a vincere con sforzi ingenti. Il Napoli di Corrado Ferlaino aveva già Maradona ma dovette andare a prendere un altro fuoriclasse come Careca e tanti buoni giocatori per tenere il passo. Massimo Moratti molto probabilmente venne stimolato a comprare l’Inter anche grazie alla presenza sull’altro versante cittadino di un presidente-mecenate come poi lui stesso era destinato a diventare. Negli anni Novanta, la Serie A era nettamente il campionato più bello del mondo e una buona parte del merito va a quel 1986 in cui tutto ebbe inizio, con l’acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi.

Il calcio come sofferenza, che aveva caratterizzato il Milan (sia pure vincente) degli anni Sessanta, doveva lasciare posto a un gioco più spettacolare, dominante e appagante. Grande intuizione quella di chiamare Arrigo Sacchi alla guida della squadra, contro tutto e contro tutti. Ancora più grande la determinazione con cui Sacchi venne difeso quando tutti i tifosi avrebbero voluto vederlo saltare, quando anche qualche giocatore cominciava a credere un po’ meno in lui. Anche quella fu una rivoluzione, che il calcio italiano prima guardò di traverso e poi accettò fino a farla propria. Di quelle rivoluzioni ancora oggi qualcuno beneficia, anche se da queste parti poi non ci si è adeguato ai tempi come hanno fatto in Inghilterra, in Spagna e in Germania. Ci vorrebbero delle idee e probabilmente, se Silvio Berlusconi potesse parlare, anche a novant’anni farebbe scoccare la scintilla per cambiare la storia.