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Mancini-Italia, non è più il 2018: quel dato che fa paura e l'aspetto psicologico da non sottovalutare

L'analisi del momento dell'Italia dopo lo 0-2 col Belgio: il nodo psicologico e la strada in salita verso Turchia e Francia

di Stefano Fiore

Roberto Mancini sognava la settimana perfetta, così l'aveva definita lui in conferenza stampa descrivendo il ritorno da ct azzurro ma subordinando il tutto a una vittoria contro il Belgio, ma il campo ha raccontato tutt'altro.

Il 2026 non è il 2018, visto che la sua prima esperienza in Nazionale era coincisa con la vittoria contro l'Arabia Saudita, certo altra pasta rispetto ai Diavoli Rossi. Ma invece il 2026 è anche il 2018 considerando che nelle nove sconfitte del suo primo mandato, le prime due erano arrivate presto - seconda e quinta partita - contro Francia e Portogallo. Insomma, Europei 2021 a parte, spesso e volentieri contro le big del calcio europeo l'Italia soffre e non poco.

Per capire quanto sarà duro il suo lavoro nei prossimi giorni, e nei prossimi mesi, basti pensare che quella di ieri sera è solo la seconda volta negli ultimi 40 anni in cui la Nazionale ha perso un match casalingo subendo almeno due gol senza segnarne nessuno (0-2 in amichevole contro la Croazia del 16 agosto 2006).

Non che il Mancio non lo sappia, dopo il Belgio una frase indicativa forse è sfuggita ai più: "Non dobbiamo abbatterci dopo una o due sconfitte". Come a dire: da qui a lunedì 5 ottobre ora dobbiamo affrontare due volte la Turchia e la Francia, altre cadute non sono impronosticabili. Negli occhi di tutti c'è il lavoro tecnico, con la scelta dei giocatori e la pazienza di aspettare quelli più giovani, e quello tattico, Romano subito perno della squadra e Kean sulla destra sono stati un azzardo, ma non va sottovalutato l'aspetto psicologico di un gruppo, o forse di un ambiente considerando che ieri c'erano diverse facce nuove rispetto alla gestione Spalletti-Gattuso, che sembra quasi abituato a dover stare nelle retrovie del calcio mondiale.

Per far sì che questo ritorno non sia una minestra riscaldata, dunque, il ct dovrà mettere mano a ogni aspetto, sperando di ritrovare in fretta quello spirito di Italia giochista e quasi spensierata che aveva portato a 37 risultati utili consecutivi tra il 2018 e il 2021. Difficile? Difficilissimo, ma che altra strada abbiamo?