RASPA A DUE FACCE

Fatica con i club, ma va forte con la Nazionale: qual è il vero Raspadori?

Giacomo Raspadori protagonista assoluto in quel di Bursa. Fa scalpore il rendimento a due facce del jolly azzurro: a suo agio in Nazionale, in difficoltà con i club

Chiunque abbia indossato la casacca della Nazionale converge su un sentimento: rappresentare l'Italia dà una carica in più rispetto a giocare con il proprio club. Contestualmente, però, giocare con lo sguardo di 60 milioni di persone addosso aumenta la pressione. E forse è questo uno dei motivi per cui la selezione azzurra fatica a ingranare da dodici anni, Europeo a parte. Un frangente troppo lungo in cui si sono susseguiti calciatori di spessore che non sempre hanno onorato una maglietta così gloriosa.

Ne è la riprova il fatto che molti dei giocatori che hanno mancato il Mondiale per la terza volta di fila non siano proprio gli ultimi che passano, tutt'altro. Donnarumma, Calafiori, Dimarco, Bastoni, Kean, Barella, Tonali. Tutti nomi che, solo a leggerli, ispirano grande fiducia. E i rispettivi club ne sanno qualcosa. Al lato pratico, però, sono in molti a stentare se messi nello stesso ecosistema. D'altronde, ci sarà un motivo (anche più di uno) se la Bosnia ci ha buttato fuori appena sei mesi fa. A guardar bene, si rintraccia un'eccezione a una regola da invertire il più presto possibile.

Un'anomalia chiamata Giacomo Raspadori. La versatilità è stata l'arma tattica dell'Italia schiacciasassi di Bursa. Il 4-3-3 di Mancini si trasformava in un modulo molto più offensivo nella trequarti avversaria. Solo che nella zona che doveva presidiare Raspa, quindi sulla destra nel tridente, sfrecciava Kayode. Un errore? Macché, tutto studiato. L'atalantino si accentrava sulla trequarti e, tra le linee, dispensava palloni preziosi nell'area avversaria. È suo il pallone che libera al tiro dell'esterno del Brentford, ribattuto dal portiere turco e ribadito in rete da Frattesi. 

Andando a ritroso, si osserva come il classe 2000 cresciuto nel Sassuolo sia una costante per la Nazionale dell'ultimo lustro. Dal primo Mancini, passando per Spalletti e Gattuso per tornare all'allenatore marchigiano. Dall'Europeo 2021 a oggi, eccezion fatta per l'Italia "baby" di Baldini di giugno scorso, Jack non ha saltato una convocazione. Ala destra o sinistra, trequartista, punta o mezza punta. Tutte le posizione ricoperte con applicazione e presenza sotto porta.

Il 2026 non sarà ricordato come indimenticabile per il Raspadori azzurro. Ma nell'anno solare precedente, il 26enne emiliano aveva totalizzato quattro reti e tre assist in nove presenze. Nella serata di ieri, il fantomatico taccuino di Maurizio Sarri, che conosce la panchina quasi meglio del suo proprietario, si sarà riempito di appunti interessanti sul numero 10. Lui, che era partito benissimo con un sinistro sotto la traversa a stappare Atalanta-Sassuolo, ma che da allora ha racimolato 97 minuti nei successivi quattro turni. Un ruolino di marcia in continuità con gli ultimi 16 mesi in cui, tra Atletico Madrid e bergamaschi, Jack aveva faticato a decollare.

Un giocatore così è difficile da non schierare anche in Francia, dove il 6 settembre 2024 aveva sigillato il risultato sul 3-1 nel clamoroso riscatto di Spalletti post Europeo contro i transalpini. Anche allora, Raspadori protagonista, dopo l'annata incolore a Napoli post terzo scudetto, cui ne sarebbe seguita un'altra tricolore vissuta in prima linea con Conte.

È lo strano caso di Dottor Jack e mister Hyde. Quella continuità ancora da trovare in periodi diversi dalle soste Nazionali, ma che con l'Italia raramente è venuta a mancare. Mancini se lo gode, Sarri spera di farlo il più presto possibile.