
Zizou, ancora tu? Vent'anni dopo ritroviamo un campione che ci ha esaltato e fatto soffrire
La finale del Mondiale 2026, la sua ultima partita, il quarto del 1998 e le tante prodezze in Serie A

Palloni che cadono dal cielo e vengono messi a terra con un tocco che non sembra umano, nello stesso istante in cui, con un movimento perfetto, l'artista vestito da calciatore salta l'uomo che gli sta appiccicato. Il controllo orientato come regola di vita, una tecnica che lo piazza di diritto tra i primi dieci di tutti i tempi, il dribbling mortifero, la punizione chirurgica, il tiro violento e preciso. E anche il colpo di testa, anche se da rileggere nelle sue diverse declinazioni: può valere una finale mondiale come nel 1998 (due volte contro il Brasile) o un'espulsione che forse costa alla Francia l'atto conclusivo di Berlino, a Materazzi un bel colpo sul petto e contribuisce a regalare all'Italia la sua ultima gioia nella coppa più importante, visto che all'epoca ai mondiali ci si andava e li si vinceva pure.
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
© Da video|Zidane contro il Belgio
Zinedine Zidane è tutto questo. E il suo bagaglio personale se lo porta dietro ritrovando gli azzurri vent'anni dopo quel 9 luglio 2006. Abbiamo iniziato a conoscerlo il 19 marzo del 1996, poco più di 30 anni fa, quando con il Bordeaux diede una delle sue lezioni di calcio in Coppa Uefa, annichilendo il Milan. La Juve se lo porta a casa nel mercato successivo e, dopo un inizio non proprio brillante, si sveglia una sera di ottobre con un grande gol che affonda l'Inter e fa volare i bianconeri verso lo scudetto '97. Da lì in poi regalerà momenti sublimi a chiunque ami il calcio nella sua forma più pura, quella dell'artista che sa trattare il suo strumento di lavoro con una cura tale da assomigliare tanto al vero amore. Poi sarà Real Madrid, con tutto il suo campionario di ruletas, avversari saltati in pallonetto, stop fantascientifici e assist visionari. Ci lascia orfani troppo presto, ma si era stancato.
Ci punisce con la Francia al Saint-Denis nel quarto del Mondiale 1998, e due anni dopo nella finale di Euro 2000. La rivincita sarà dolce per noi nel 2006 e amarissima per lui, con quell'immagine che sublima l'istante nel fotogramma di lui che, espulso, passa di fianco alla coppa più bella senza nemmeno guardarla. Da allenatore ha pensato bene che la mediocrità non facesse parte della sua vita, nonostante un atteggiamento sempre umile e quasi dimesso. Sa anche scegliere bene: prima il Real Madrid e poi la Francia. Con la squadra di Florentino si porta a casa il record di tre Champions consecutive in panchina, poi decide di andarsene ma non riesce a dire di no al richiamo merengue e vince un'altra Liga. Star fermo non lo disturba più di tanto e infatti torna solo quando gli offrono la guida della Francia, la Nazionale che, insieme alla Spagna, ha la qualità più alta, tra campo e panchina, del calcio mondiale.
Dopo vari incroci in Champions, ce lo ritroviamo ancora contro. A casa sua, nel posto che lo ha visto trionfare in quella notte del 1998. Sarà emozionante rivederlo, ora che è talmente a suo agio da accompagnare da bordo campo la marcia di Olise verso il gol come fosse un'azione delle sue, ma sarebbe bellissimo anche fargli vedere che esistiamo ancora. Scusa Zizou, la tua poesia ci rimarrà sempre dentro ma ora è il momento della prosa e dei punti. Tu non saprai mai cosa significhi guardare gli altri al Mondiale, noi ci abbiamo fatto l'abitudine e vorremmo tanto declinarla al passato.