
Milan, Jeremy Menez torna sul rapporto con Montella: la discussione dietro il suo addio al Diavolo
Il ferancese si è raccontato alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo i momenti chiave di una carriera vissuta al massimo

Oggi Jeremy Menez è uno dei talent di DAZN Francia e vive una dimensione divisa tra televisione e rappresentanza istituzionale. C'è stato un tempo, però, in cui calcava i palcoscenici calcistici più importanti del mondo e incantava gli appassionati tra reti di tacco e gol dopo slalom indimenticabili. Qualità e talento, insomma, abbinati sempre a una buona dose di sfrontatezza, ma anche alle fragilità caratteriali.
Cresciuto nei sobborghi di Parigi negli anni novanta, nel 2001 entra nel settore giovanile del Sochaux, dando inizio a una parabola che lo porterà anche tra le big italiane: quasi sei anni trascorsi in Serie A tra Roma e Milan. L'ex attaccante si è raccontato alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo i passaggi più importanti della sua carriera e del suo passato.
Tra questi, inevitabilmente, c'è il racconto del suo addio al Milan nel 2016, con l'ammissione delle sue colpe nella separazione dal Diavolo: "Andammo in ritiro in America. In un'amichevole contro il Liverpool Montella mi mise in panchina e all'allenamento successivo mi comportai da svogliato. Lui mi cacciò e io gli risposi in modo acceso. A fine allenamento chiamò Galliani e gli disse di mandarmi via. Ero una testa calda, è stata colpa mia". Una storia, quella con il Milan, nata nel 2014 con lo zampino di due illustri ex rossoneri "Ricordo che Ibrahimovic e Thiago Silva chiamarono Galliani. Adriano venne a Ibizia, dove ero in vacanza, e mi convinse. Il primo anno fu incredibile: 16 gol e 4 assist. Il secondo, invece, andò male".
Oggi, secondo Menez, al Milan di Amorim manca un tocco di fantasia, quel guizzo imprevedibile che apparteneva al suo stile di gioco e che oggi rivede in giocatori del calibro di Lamine Yamal e di Nico Paz. E proprio al fianco del talento argentino, allenato da Cesc Fabregas, l'ex fantasista francese ammette che giocherebbe volentieri in Serie A. Tra le sue favorite, però, non c'è solo Como, ma anche la sua Roma, a cui è legato indissolubilmente: "Mi sono divertito come un matto. Non era facile arrivare con uno spogliatoio così importante, ma per me era casa. Ho solo bei ricordi. Quest'anno la Roma è da scudetto: Gasp è un genio".