L'arrivo della nuova generazione di Serie 3 coincide con una clamorosa decisione: l'addio di una versione con motore diesel. Si tratta di una rivoluzione per un modello che, in 40 anni, ha costruito parte della propria fortuna sul gasolio. Ora l'ibrido (soprattutto plug-in) compete per efficienza e anche l'elettrico si sta avvicinando per autonomia d'utilizzo.
Non è più così
Il gasolio ha sempre avuto la reputazione di carburante "nero": sporco, pesante e inquinante. Utilizzato per le automobili ma anche, e soprattutto, per il trasporto su gomma, via mare e per usi industriali. Eppure per anni è stato il motore degli europei, che non potevano farne a meno, a tal punto che i costruttori hanno dovuto ampliarne l'offerta persino sulle utilitarie. Sono state le berline tedesche, come la Serie 3, a renderlo un'eccellenza tecnica, sintesi di potenza ed efficienza ai massimi livelli.
Sempre meno
Da metà anni Dieci del Duemila qualcosa è iniziato a cambiare. La crescita di una nuova sensibilità ecologica (unita ad alcuni scandali nell'industria automotive) ha sostenuto la necessità di un profondo cambiamento per la mobilità privata. Meno diesel, più ibrido meglio addirittura se elettrico. I risultati oggi parlano chiaro: il mercato del gasolio è precipitato a una quota del 9% a livello europeo, l'ibrido supera il 40% mentre l'elettrico ha ormai raggiunto il 21%. Nel 2026 le elettriche di BMW sono cresciute del 42% solo in Italia.
Più autonomia
La piattaforma Neue Klasse su cui la i3 è costruita garantisce oltre 900 km di autonomia con una singola carica. Omologati, quindi suscettibili di rivalutazioni al ribasso quando l'auto è utilizzata in contesti reali. Tuttavia, lo sviluppo tecnologico ha permesso di avvicinarsi realmente a percorrenze, fino a poco tempo fa, prerogativa esclusiva dei motori a combustione. Se l'elettrico sta imparando a fare il maratoneta, per il diesel non c'è più spazio.
Scenari
BMW può fare a meno del diesel?
La nuova Serie 3, dopo 40 anni, non proporrà più motori a gasolio. Nel frattempo le elettriche crescono del 42% in Italia
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