LA LINEA

L'Inter non si nasconde: "Vogliamo la Champions League" è il nuovo mantra per Lautaro e compagnia

Durante questa sosta, le dichiarazioni rilasciate da giocatori o membri del mondo Inter sono stati accomunati da una costante. Nessuno, ad Appiano Gentile, ha paura di pronunciare la parola Champions

Molto spesso, nell'ambito della comunicazione sportiva italiana, siamo abituati ai non detto, a dichiarazioni ambigue, a eccessive dosi di realismo. Ecco, non sembra essere questa la "linea editoriale" in casa Inter. Bisogna dare onore al merito, quando è giusto. Non è la prima volta che componenti del mondo nerazzurro si sbilanciano negli ultimi anni. Tra Appiano Gentile e viale della Liberazione non sono abituati a giocare a nascondino: "Vogliamo vincere questo", "Il nostro obiettivo è quello". Insomma, idee chiare e inequivocabili davanti ai microfoni. 

E anche in questa stagione, Lautaro e compagni preferiscono giocare a guardia e ladri, interpretando il primo dei due ruoli, piuttosto che a nascondino. Nessuno fa mistero di essere favoriti in campionato e già da questo mini ciclo fino alla prossima sosta si proverà la prima fuga. Ma in Europa, la sensazione è Chivu voglia gareggiare nel salto in alto, in senso figurato s'intende. Come fa Gimbo Tamberi, l'Inter intende elevare ulteriormente l'asticella in Champions League. E anche per questa disciplina, la politica aziendale è di non nascondersi, facendo risaltare tutta la consapevolezza di un gruppo collaudato e forte. 

In queste settimane di sosta, c'è stato più tempo per concedersi a interviste o chiacchierate in cui esporre le ambizioni personali e di squadra. A fare da aprifila Yann Bisseck. "Non ho paura di dirlo, vogliamo vincere la Champions", l'asserzione del centrale tedesco al Festival dello Sport di Trento. Gli ha fatto eco Manuel Akanji dopo Svizzera-Macedonia del Nord: "Non firmo per vincere solo scudetto e Coppa Italia come l'anno scorso, voglio vincere tutto." Dichiarazioni simili esternate ieri al "Premio Gentlemen" da Federico Dimarco: "Campionato o Champions? Non scelgo."

Altri, invece, scelgono un tono più cauto... o quasi. Con un concetto ricorrente: sogno. Vedi Zielinski: "Sogniamo di vincere la Coppa dei campioni, non è da tutti comandare al Bernabeu". E anche Chivu, intervenuto a FutNet, aveva parlato in termini simili. C'è chi addirittura esagera e rispolvera parole come 'Triplete': "È un sogno. E a volte si realizzano. Intanto ci godiamo quello del 2010", la provocazione di Beppe Marotta al "Premio Gentlemen".

Il primo spezzone stagionale ha manifestato come questa consapevolezza si proietti in campo. L'Inter vanta soluzioni offensive infinite. Guardando le partite dei nerazzurri, emerge una percezione: prima o poi, la squadra di Chivu segnerà, anche in situazioni mentalmente di svantaggio come trovarsi sotto di due gol. Ma il rischio è di schiantarsi su questa sicurezza di sè stessi. Il "siamo ingiocabili" di Mkhitaryan aleggia ancora nello spogliatoio, ricordando che nel momento in cui si pensa di avere tutto in cascina si può rimanere con un pugno di mosche in mano.

Il tecnico romeno dovrà estirpare il narcisismo in cui a volte i suoi ragazzi rischiano di incappare, affinando anche i problemi in fase difensiva. Quindi, via gli specchi. Solo testa bassa e lavoro, per aggiungere l'unico colpo grosso che manca a una squadra che conserva le colonne portanti dall'era Conte. E che vuole concludere il proprio ciclo con il coronamento, appunto, del sogno calcistico per antonomasia.