Emergono due dati importanti dal sabato pomeriggio di festa vissuto dall’Inter contro il Parma. Il primo: questa è davvero la squadra più ricca di talento e alternative che il calcio italiano possa vantare in questo momento storico. Il secondo: quelle distrazioni di inizio stagione non erano una malattia congenita ma un raffreddore passeggero, un peccatuccio di inizio stagione sul quale Chivu ha già lavorato e continuerà ulteriormente a insistere per evitare ricadute. Con queste due considerazioni, la terza viene da sé: oggi più che mai questa è la squadra da battere, la grande favorita per la vittoria finale.
Partiamo dalla potenza di fuoco. All’inizio della partita, Chivu ha lasciato in panchina tre dei quattro giocatori che al momento sarebbero i più quotati su un ipotetico mercato: Lautaro Martinez, Bastoni e Barella. In campo c’era il quarto moschettiere, Thuram, reduce da un periodo di lavoro intenso ad Appiano Gentile ed esonerato dalle trasferte con la Nazionale solo per eccesso di concorrenza. La difesa, immaginando che i titolari siano Akanji-Stones-Bastoni, era totalmente costituita dalle seconde linee: Pavard (l’unico che è caduto in qualche incertezza), Bisseck e Carlos Augusto. Grandissima la prestazione del brasiliano. A centrocampo c’è stato spazio contemporaneamente per un Calhanoglu bisognoso di minuti e per un Mkhitaryan che a questi ritmi sa ancora inventare calcio ad alto livello. All’intervallo era già 3-0.
Manca ancora all’appello il plotoncino di legionari inglesi acquistato in estate, con Jones e Stones ancora fermi ai box, con Spence che finalemtne ha avuto un po' di spazio e ha deliziato la platea con un paio di accelerazioni di quelle che l'hanno reso famoso e che hanno caratterizzato il suo ottimo Mondiale. Per ora comunque anche Spence è destinato a lottare per conquistarsi un posto alla luce delle prestazioni di Diouf in quel ruolo inventato da Chivu. L’Inter era la più forte ed è rimasta la più forte anche se non ha ancora avuto un vero contributo da parte dei giocatori arrivati in estate.
In quanto all’atteggiamento di inizio partita, questa volta sono bastati due mezzi brividi per incursioni di El-Bilal Tourè per svegliare tutta la squadra. Questi segnali fino a tre settimane fa non erano sufficienti. Ci è rimasto invischiato soprattutto Pavard, all'inizio sorpreso dall'attaccante avversario, poi allineato ai compagni di squadra. Ma fin da subito tutta l'Inter ha avuto un atteggiamento diverso dal recente passato, ha iniziato subito il lavoro di riaggressione sulla costruzione dal basso degli avversari, operazione che ha portato al primo gol di Sucic e spianato la strada alla vittoria.
Il riassunto del sabato nerazzurro è dunque questo: tre punti portati a casa senza eccessiva fatica, zero gol subiti (è la prima volta che accade in questa stagione a San Siro), alcuni giocatori reinseriti nei meccanismi dopo uno stop o dopo parecchia panchina, decimo giocatore diverso mandato a rete (Sucic), stelle risparmiate per la partita di Champions League. Indicazioni negative zero, almeno stando al resoconto del campo. Per l'autostima di Cristian Chivu e dei suoi giocatori è un discreto moltiplicatore.