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Al via il Salone di Parigi: "noi" contro "loro"

La kermesse francese mette una di fronte all'altra Europa e Cina: chi cerca di difendere la propria leadership e chi vuole conquistare il mercato. Nel mezzo, la Politica deve prendere una decisione definitiva

di Tommaso Marcoli
© Ufficio Stampa

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Da tempo non si assisteva a un Salone dell'Auto di questo spessore. Al Mondial de l'Auto a Parigi saranno esposti oltre 100 marchi da tutto il mondo con numerose anteprime mondiali, conferenze stampa e presenza dei massimi vertici aziendali che ne fanno uno di quegli appuntamenti "di una volta". Dove proprio non si poteva mancare, se si voleva avere una visione di ciò che succederà nell'industria nei prossimi anni. Qui la direzione è chiara: sarà Europa ("noi") contro Cina ("loro").
Chi difende e chi attacca
Volkswagen, Stellantis e Renault giocano in casa e portano tutti novità e visioni di un futuro legato a un'unica certezza: l'elettrificazione. Benché si continui a parlare di un rinvio (ormai probabile) del famoso blocco ai motori a combustione previsto dal 2035, appare sempre più chiaro che sarà l'automobile elettrica a prendersi comunque il futuro. Basta scorrere la lista delle novità presenti per rendersi conto di come il motore a combustione non sia più il protagonista. Sull'accessibilità si gioca molto del presente dell'automobile europea: se vuole continuare a essere leader, deve costare meno. Perché l'alternativa c'è già, e arriva dalla Cina.
Nessuno sconto
Pechino non fa mistero di voler raggiungere, occupare e conquistare ogni nicchia di mercato: dalle utilitarie ai maxi SUV. La presenza alla kermesse sarà abbondante e poderosa con interi padiglioni dedicati alla scoperta dei nuovi marchi cinesi. Nuovi fino a un certo punto: dal 2022 a oggi sono riusciti a raggiungere il 9% di quota di mercato. A discapito ovviamente degli europei. "Loro" controllano l'intera filiera produttiva, hanno imparato a costruire vetture di buona qualità e possono contare su enormi economie di scale che permettono di contenere i costi. In questo campo, non c'è partita. Deve intervenire la Politica con regole chiare per tutti (e qualche limite alle importazioni) affinché la competizione sia più corretta e gli europei non si ritrovino a pagare con la loro pelle il prezzo di scelte imposte e, forse, affrettate. Un futuro diverso è ancora possibile.

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