Prima la perdita della mamma, poi il controllo antidoping in casa nella stanza a fianco in cui giaceva il suo corpo. È l'esperienza straziante vissuta da Valentina Cavallar, ciclista professionista su strada e portacolori del Team SD Worx-Protime raccontata da lei stessa sui social. "Di solito preferisco tenere la mia vita privata lontano dagli occhi della gente, ma questo è qualcosa che ritengo importante da condividere. Perdere mia madre a settembre ha cambiato per sempre il modo in cui vedo la vita - inizia il post social della 25enne -. Ho sempre saputo quanto è importante per me la mia famiglia, ma non credo di aver mai capito con tutta la mia mente quanto fosse importante essere un atleta professionista. Ma in quel momento, non stavo pensando affatto al ciclismo, alla competizione o alle mie responsabilità come atleta. Ero una figlia che aveva appena perso la sua mamma".
Qui, nel lungo post, Valentina, con un passato nel canottaggio (doppio pesi leggeri), ha raccontato a modo suo l'accaduto: "Quello che ha reso questa esperienza ancora più difficile è stato che, poche ore dopo la sua morte, ho dovuto sottopormi a un controllo antidoping a casa, nella stanza accanto a dove si trovava il suo corpo -. È stato un momento profondamente doloroso, completamente fuori luogo e irrispettoso verso la mia famiglia. È stato un momento che mi ha fatto riflettere su quanto facilmente possiamo dimenticare che dietro ogni atleta, c'è un essere umano con una vita, una famiglia ed emozioni che non scompaiono semplicemente quando le responsabilità del sport professionale iniziano.
Credo in uno sport pulito. Ma credo anche che l'umanità, la compassione e il rispetto non dovrebbero mai essere dimenticati".